Quando avevo la tua età: nel carcere di Crotone un ponte tra generazioni diverse

in Attualitàprovincia di Crotone
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La Casa Circondariale di Crotone ha aperto le sue porte a un’iniziativa di profondo valore umano. Il progetto “Quando avevo la tua età”, ideato da Luciana Ventura, è stato promosso e coordinato dall’Ulepe, l’Ufficio Locale per l’Esecuzione Penale Esterna della città pitagorica in stretta sinergia con la struttura penitenziaria. L’obiettivo primario è stato quello di creare uno spazio autentico di ascolto e di dialogo tra generazioni diverse per vissuto e percorsi personali.

Il dialogo sui percorsi personali

Il titolo dell’iniziativa esprime la volontà di guardare al passato per raccontarsi senza riserve, condividendo errori, scelte e speranze. All’evento hanno partecipato il gruppo scout di Isola di Capo Rizzuto 1 ed il Gruppo Giovani della Parrocchia SS Salvatore SS Trinità di Belvedere di Spinello. I ragazzi hanno incontrato direttamente le persone detenute, scoprendo le loro storie oltre le etichette.

Per i loro si è trattato di un’opportunità concreta per avvicinarsi a una realtà spesso percepita come distante. Il confronto diretto ha permesso di superare le immagini stereotipate legate all’universo carcerario. Un aspetto centrale del progetto è proprio quello di avvicinare le associazioni locali e le nuove generazioni al volontariato penitenziario, abbattendo paure, diffidenze e luoghi comuni.

Il valore del reinserimento

Creare un canale di comunicazione tra l’istituto penitenziario e la comunità locale è fondamentale per la crescita collettiva. Consentire al territorio di conoscere ciò che avviene all’interno delle mura aiuta i detenuti a sentirsi ancora parte integrante della società.

Il volontariato e la presenza delle realtà giovanili rappresentano uno strumento prezioso per costruire relazioni positive e favorire il reinserimento sociale.

Il progetto ha dimostrato che, al di là della condizione giuridica, esistono emozioni, sogni e fragilità che appartengono a tutti gli esseri umani.

Comprendere la realtà penitenziaria significa riconoscere che dietro ogni percorso c’è prima di tutto una persona. Il dialogo diretto con i giovani e la comunità rappresenta il primo passo concreto verso la costruzione di un futuro diverso e condiviso.

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