Le recenti dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla Camera riguardo l’apertura di nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio, tra cui uno previsto in territorio calabrese, hanno sollevato una dura reazione politica. Rifondazione Comunista ha definito l’iniziativa un fatto gravissimo, contestando apertamente la linea del governo guidato da Giorgia Meloni, accusato di portare avanti una politica repressiva basata sulla detenzione amministrativa e sulla propaganda securitaria.
La denuncia sulle reali condizioni dei centri di detenzione
Nel documento di forte protesta viene rimarcato che i CPR non sono affatto strutture deputate all’accoglienza, ma veri e propri luoghi di segregazione e privazione della libertà personale per individui che non hanno commesso alcun reato. Viene evidenziato come la storia di questi centri, ovunque siano stati attivati, sia tristemente legata a episodi di violenza, autolesionismo, abusi e spreco di denaro pubblico, sollevando da tempo le denunce di giuristi e organismi internazionali.
Il contrasto tra investimenti detentivi e carenze del territorio
La scelta di individuare la Calabria come sede per una nuova struttura viene giudicata come un tentativo di trasformare la regione in una sorta di colonia penale. La critica si concentra sul paradosso di un esecutivo che trova risorse immediate per l’edilizia detentiva, mentre i territori calabresi restano penalizzati da storici problemi legati alla disoccupazione, allo smantellamento della sanità pubblica e alla carenza di infrastrutture scolastiche e nei trasporti.
Il richiamo alle passate mobilitazioni regionali
Il partito rivendica le storiche battaglie condotte sul territorio insieme al Movimento antirazzista calabrese, ricordando i successi passati che portarono alla chiusura del Cpt di Lamezia Terme e alle prime denunce sulle illegalità del centro di Isola Capo Rizzuto. Forti di questa esperienza, le forze di opposizione annunciano che contrasteranno il progetto con ogni mezzo politico e sociale democratico.
L’appello alla mobilitazione e il modello dell’accoglienza
Viene lanciato un appello immediato a sindacati, associazioni, enti locali e movimenti solidali per costituire un fronte comune e popolare contro la costruzione del centro. Il testo si conclude rivendicando l’identità della Calabria, storicamente legata ai valori dell’ospitalità e dell’inclusione – citando l’esperienza simbolo di Riace – e ribadendo la necessità di investire in diritti e lavoro anziché in strutture di confinamento.




























