Riforma magistratura: gli avvocanti vibonesi tra le ragioni del sì e del no

in Attualitàprovincia di Vibo Valentia
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Il mondo dell’avvocatura e della magistratura si è riunito martedì scorso per un confronto di alto profilo sulla riforma della giustizia. L’evento, promosso dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia, ha visto una partecipazione straordinaria di professionisti e cittadini, confermando l’urgenza di un dibattito pubblico in vista dell’appuntamento referendario.

L’apertura

A dare il via ai lavori è stata l’avvocato Caterina Giuliano, referente della Commissione Formazione del Coa, che ha introdotto i temi caldi della giornata ringraziando relatori e pubblico.

Subito dopo, il presidente del Coa, l’avvocato Francesco De Luca, ha preso la parola per sottolineare il valore civile della consultazione. “Il referendum rappresenta uno degli strumenti più significativi di partecipazione democratica previsti dalla nostra Costituzione”, ha spiegato De Luca, aggiungendo che l’obiettivo dell’incontro non era solo tecnico, ma rivolto alla cittadinanza per favorire una scelta consapevole.

Il confronto

La discussione, moderata dal giornalista Maurizio Bonanno, è entrata nel vivo con lo scontro tra le ragioni del Sì e del No. A sostenere la necessità della riforma sono intervenuti il professore Giorgio Spangher, emerito della Sapienza di Roma, e l’avvocato Domenico Infantino del foro di Palmi.

Sul fronte opposto, a difesa dell’attuale assetto, si sono schierati il procuratore di Vibo Valentia, Camillo Falvo, e il magistrato della Corte d’Appello di Catanzaro, Ilario Nasso. Tra il pubblico sedeva anche l’avvocato Vincenzo Barca, consigliere del Coa di Palmi.

Le posizioni

I nodi centrali come la separazione delle carriere e l’Alta Corte disciplinare hanno acceso gli animi. Ilario Nasso ha definito la riforma “pericolosa e irresponsabile”, mentre Domenico Infantino ha ribadito la necessità di un giudice equidistante dalle parti.

Il procuratore Camillo Falvo ha ammesso le criticità del sistema ma ha avvertito che questa manovra “appare figlia della fretta e della volontà di controllare l’autorità giudiziaria”.

Di parere opposto Giorgio Spangher, che ha concluso auspicando una giustizia libera dalle logiche di corrente: “Voto Sì perché voglio che il pubblico ministero sia distante dal giudice come lo è il difensore dell’imputato”.

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