San Ferdinando, attivisti al Comune: corteo manifesta sulla tendopoli

in Attualitàprovincia di Reggio Calabria
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Si è svolta stamane la manifestazione riguardo all’ultimo episodio di cronaca che ha interessato la tendopoli di San Ferdinando.

Erano presenti ilCoordinamento braccianti agricoli Usb e alla quale, insieme a diverse realtà politiche e sociali, hanno aderito il Comitato Solidarietà Migranti (Co.S.Mi.), l’Osservatorio per il Disagio Abitativo della città di Reggio Calabria (costituito da Un Mondo di Mondi, CSOA Cartella, CSC Nuvola Rossa e Società dei Territorialisti), la rete ‘Restiamo Umani’, la Collettiva Autonomia e Reggio non Tace.

Al termine di un lungo corteo partito da quel che resta della tendopoli si è raggiunta la sede dell’amministrazione comunale di San Ferdinando, dove è stata denunciata alle istituzioni la persistenza di un modello concentrazionario – la tendopoli – che produce ghettizzazione, isolamento e alimenta dinamiche politico-sociali di sopraffazione e sfruttamento della vulnerabilità.

“Non è un caso che a morire, nel corso dell’incendio divampato tra la notte di venerdì e sabato scorsi distruggendo due terzi della tendopoli, sia stata una ragazza di 26 anni, Becky Moses. Aveva appena cercato rifugio, dopo che – a quanto pare – la sua domanda di asilo politico non era andata a buon fine. È stata uccisa dalle esalazioni e dalle fiamme, ma a condannarla è stata l’impossibilità di vivere in un ambiente che le riconoscesse dignità di persona”.

“La prima conseguenza di vivere in contesti come la tendopoli è quella della de-umanizzazione. Quale statuto di ‘persona’ può infatti essere attribuito a chi vive in condizioni igieniche disastrose, tra topi e immondizia, sottoposto a persistenti rischi per la propria incolumità – pensiamo alla massiccia presenza di bombole di gas – e costretto a sopportare incontrollate condizioni di promiscuità e sfruttamento sessuale? Per non parlare di un’altra tipologia di sfruttamento, quello della manodopera bracciantile. Ricordiamo a tutti coloro che dovrebbero garantire e tutelare i diritti basilari degli individui che dovrebbero essere le aziende agricole che assumono i braccianti migranti con regolare contratto a dover provvedere all’alloggio per i lavoratori. Eppure così non è e tutto tace nell’imbarazzante silenzio istituzionale” – è quanto è emerso nel corso della protesta.

“La nuova tendopoli, inaugurata la scorsa estate con squilli di tromba ed auto incensazioni, non solo non è in alcun modo risolutiva, dal momento che soddisfa in maniera assolutamente insufficiente la domanda di sistemazione di oltre duemila migranti presenti in zona, ma riproduce quel principio socio-abitativo di esclusione e segregazione opposto alla ‘mixité’ sociale che favorisce invece incontro, apertura, scambio, rispetto dei diritti della persona. Giova tenere a mente il dato Istat che certifica la presenza di oltre 35 mila appartamenti vuoti nella sola piana di Gioia Tauro: una concreta ed efficace azione politica non può non partire da un tentativo di riequilibrio del rapporto tra domanda e offerta di alloggi” – è stato detto ancora.

“Gli attivisti e le attiviste delle realtà firmatarie di questo documento esprimono vicinanza ai migranti della tendopoli e chiedono alle istituzioni di abbandonare una volta per tutte la logica emergenziale con cui sono stati finora affrontati i temi delle migrazioni e dei braccianti agricoli”.

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