Il Sistema Sanitario Nazionale attraversa una fase di profondo cambiamento dopo lo stress della pandemia. Secondo la Relazione al Parlamento della Corte dei conti (approvata con la delibera numero 21/Sezaut/Frg/2025 – QUI), la sanità pubblica mostra segnali di consolidamento ma resta frenata da forti disomogeneità territoriali.

Il peso della spesa privata
Nel triennio 2022-2024, la spesa è salita da 131,3 a 138,3 miliardi di euro, segnando una crescita del 4,9%. Tuttavia, l’inflazione ha ridotto questo aumento a un misero 1% reale, configurando una dinamica più difensiva che espansiva. L’incidenza sul Pil resta stabile tra il 6,3% e il 6,4%, un dato inferiore alla media europea del 6,9%.
Un segnale preoccupante arriva del “peso” a carico dei cittadini. Nel 2024, su una spesa sanitaria complessiva di 185 miliardi, ben il 22% è stato pagato direttamente dalle famiglie. Questa quota, tra le più alte in Europa, secondo la Corte mette a rischio l’universalità del servizio.
Parallelamente, persiste un netto disallineamento tra Nord e Sud nell’erogazione dei Lea, ovvero i livelli essenziali di assistenza. Le regioni in piano di rientro, come la nostra Calabria e la Sicilia e la Campania, mostrano ancora difficoltà strutturali, alimentando la mobilità sanitaria verso le regioni settentrionali.

Gli investimenti e il personale
La missione 6 del Pnrr rappresenta la grande occasione per il rilancio, con 15,6 miliardi destinati a digitalizzazione e infrastrutture. A fine 2024 è stato completato il 41% degli obiettivi, ma la sfida resta il personale.
La carenza di medici e tecnici rischia di rendere inutilizzabili le nuove Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. Per sopperire alle mancanze, molte regioni ricorrono ai cosiddetti gettonisti e a contratti flessibili, una pratica che la magistratura contabile invita a monitorare con estrema attenzione per i costi elevati e la qualità del servizio.
Il caso della nostra regione
Quanto alla situazione della Calabria, quest’ultima appare particolarmente complessa. I tavoli tecnici hanno evidenziato gravi ritardi nella chiusura dei bilanci aziendali dal 2013 al 2021 e lacune nella trasmissione dei dati patrimoniali alla piattaforma Nsis.
Nonostante il disavanzo del 2024 sia stato riassorbito grazie alle maggiorazioni fiscali regionali, portando a un risultato d’esercizio positivo di oltre 17 milioni di euro, la Corte dei Conti stigmatizza il mancato utilizzo delle risorse nazionali destinate al potenziamento dei servizi, che rimangono accantonate invece di essere investite nella cura dei cittadini.

I pagamenti in ritardo
Sul fronte dei pagamenti ai fornitori, la Calabria segna un peggioramento: il 44% delle fatture viene liquidato oltre i termini di legge. Situazioni critiche si registrano soprattutto presso l’Aou Dulbecco e l’Asp di Crotone.
Anche sul fronte dei Lea la regione fatica: se l’area ospedaliera e quella della prevenzione raggiungono la sufficienza grazie a un miglioramento delle coperture vaccinali, l’area distrettuale resta insufficiente.
Gli screening oncologici rimangono ben al di sotto delle soglie minime. Per queste ragioni, la verifica annuale del piano di rientro per il 2024 ha avuto esito negativo, bloccando l’erogazione di fondi aggiuntivi.
“Il futuro del Ssn dipenderà dalla capacità di trasformare le risorse in servizi qualitativamente migliori”, conclude la Corte, richiamando alla necessità di una governance più solida.




























