Il Convento dei Cappuccini di Saracena è ufficialmente diventato patrimonio della comunità. L’atto di donazione è stato sottoscritto presso lo Studio Notarile Gisonna di Rende in una giornata definita dal Sindaco Renzo Russo come storica, simbolica e profondamente identitaria. La firma è avvenuta proprio oggi, venerdì 28 novembre.
L’atto formalizzato
L’atto è stato formalizzato alla presenza dei Frati Minori Cappuccini della Provincia di Cosenza, rappresentati da Padre Bruno Macrì, ai quali l’Amministrazione ha rivolto un grazie sincero per la sensibilità e la fiducia riposta.
“Quel complesso custodisce storia, silenzi, volti e radici del nostro territorio. Con questo gesto, quel patrimonio non appartiene più solo alla memoria, ma torna nelle mani dei cittadini per essere protetto, rigenerato e fatto rinascere”, ha affermato il sindaco.
Russo ha esteso il suo ringraziamento all’intera Amministrazione comunale, al Consiglio comunale, agli uffici, e in particolare al consigliere Donato Sabatella, per l’impegno incessante che ha reso possibile il raggiungimento di questo obiettivo atteso da decenni. La donazione rappresenta un vero e proprio patto di fiducia.

Una nuova sfida
Con la donazione si apre ora una fase nuova: una sfida ambiziosa che riguarda l’intero territorio della Valle del Garga, luogo di natura, spiritualità e memoria.
Il Sindaco ha spoegato: “Rigenerare il Convento significherà ridisegnare un pezzo del nostro futuro. Richiederà visione, cura, partecipazione. Sarà un percorso lungo, ma porterà beneficio a tutta la comunità, perché quando un bene torna al popolo, è il popolo intero a rinascere”.
Il Convento dei Cappuccini non è solo un edificio: è un luogo di identità, un presidio del tempo, un frammento di storia collettiva restituito alla comunità.
“Custodire il passato per costruire il futuro non è uno slogan, ma un impegno” ha concluso Russo. “Questo convento ci ricorda chi siamo e ci indica chi possiamo diventare. È un dono, ma anche una responsabilità che accettiamo insieme, passo dopo passo, come comunità”.




























