Sotto lo sguardo materno della Madonna di Capocolonna, in una Piazza Pitagora gremita, monsignor Alberto Torriani ha rivolto parole profonde alla cittadinanza. Dopo il simbolico pellegrinaggio notturno, avvenuto ieri, ed il rientro della Vergine, come da tradizione trainata dagli imponenti buoi, l’arcivescovo di Crotone e Santa Severina ha parlato ad una marea di fedeli che nelle ultime ore ha letteralmente inondato il cammino di Maria, riassumendo il sentito evento religioso in un numero, il sette, simbolo del ricordo Settennale della festa, ma anche della pienezza.
“Sette sono i giorni che danno forma al tempo”, ha spiegato il presule nel suo discorso alla città, ricordando come il numero ritorni nei Sette doni dello Spirito, nelle Sette opere di Misericordia, nelle virtù e nei sacramenti. Una misura interiore che si ritrova nella storia dei popoli e nella natura, fino alla domanda di Pietro sul perdono. Ma è nella Genesi che il sette trova la sua radice: il giorno in cui Dio si ferma per contemplare e benedire, affidando il creato all’uomo.

Non lasciatevi convincere che la vostra vita sia una parentesi… la vostra vita è adesso, ed è qui
Il coraggio dei giovani
Dalle riflessioni del pastore di Crotone è emerso quindi un dialogo a sette voci che inizia dall’attenzione ai ragazzi. Quei giovani che hanno espresso lo smarrimento di fronte a un futuro incerto e lontano.
Monsignor Torriani risponde loro con fermezza, ma non senza paterna comprensione: “Non lasciatevi convincere che la vostra vita sia una parentesi… la vostra vita è adesso, ed è qui”, ha affermato richiamando però gli adulti al dovere dell’ascolto vero, perché una comunità che ignora le domande dei propri figli – ha evidenziato – è destinata a perdere anche le risposte fondamentali.
L’alleanza per educare
La seconda voce è stata quella dedicata a due importanti ruoli della società, insegnanti e allenatori che spesso si sentono soli nel seminare in un terreno duro: “Educare non è riempire un tempo, ma generare un futuro”, ha ricordato il vescovo, sottolineando che senza un’alleanza educativa tra famiglie, scuola e istituzioni, ogni sforzo resta isolato.
Il lavoro dell’educatore incide nelle coscienze e costruisce persone, rendendo la comunità capace di prendersi cura della crescita collettiva.

Il lavoro non è solo economia: è dignità, è responsabilità
Tra lavoro e onestà
Terzo punto indirizzato invece ai piccoli imprenditori e artigiani che hanno dato voce alla fatica quotidiana di chi sceglie la legalità. Per il vescovo, la loro fedeltà silenziosa è un bene pubblico che tiene in piedi il tessuto vivo della città.
“Il lavoro non è solo economia: è dignità, è responsabilità”, ha affermato, esortando tutti a sostenere chi opera con onestà. Ed un monito: una terra resta viva solo se il bene non rimane un gesto isolato, ma diventa una forza condivisa da tutti i cittadini.
Le radici e la fragilità
L’attenzione è quindi arrivata ad anziani e malati che hanno raccontato “il peso della solitudine” e di una sanità che a volte li fa sentire sopportati.
Monsignor Torriani ha risposto definendo queste figure fragili come una “radice“ e non invece un peso: “una comunità civile si misura da come si prende cura dei più fragili”.
Trascurare queste radici significa “perdere una parte di noi stessi”, perché nessuna società può dirsi umana “se abbandona chi l’ha costruita con sacrificio”.

Il servizio e le istituzioni
Agli uomini e alle donne delle istituzioni, il vescovo ha chiesto invece di vivere il potere come servizio e presidio di giustizia. In un equilibrio difficile tra rigore e umanità, “il loro compito è costruire fiducia“.
“Il rispetto delle regole del vivere comune non è un limite alla libertà, è la sua condizione”, ha ribadito, ricordando che le leggi proteggono lo spazio umano e permettono a ciascuno di crescere insieme agli altri.
La tutela e il rispetto
Il sesto punto ha toccato la cura dell’ambiente e la piaga della violenza sulle donne. Il vescovo ha definito ogni abuso come una sconfitta per tutti, un’offesa alla dignità che impoverisce l’umanità intera.
“Occorre vigilare, educare, custodire relazioni giuste”, ha ammonito, legando questo impegno alla cura per la terra, intesa come casa comune da proteggere e rispettare con gesti quotidiani di responsabilità.

Fate quello che egli vi dirà
La dignità e l’accoglienza
L’ultima voce è stata quella di “chi arriva da lontano in cerca di speranza“. Monsignor Torriani ha messo al centro la dignità dell’essere umano, che non può mai essere ridotta a forza lavoro o profitto.
Ha però chiesto anche agli accolti di rifiutare la scorciatoia della delinquenza: “L’accoglienza vera non è ingenuità. È una strada esigente, fatta insieme di diritti e doveri”. Solo riconoscendosi come persone si può costruire una casa comune.

Diventare protagonisti
In conclusione, il vescovo ha invitato i fedeli a non attendere un cambiamento passivo, ma a diventare protagonisti di una responsabilità condivisa.
Citando la sua lettera pastorale, Effetto Domino, ha esortato a guardare a Maria, che non sostituisce l’uomo ma lo rimette in cammino con l’imperativo “Fate quello che egli vi dirà”.
Il monito finale di mons. Torriani è stato chiaro: questo agire presente deve ora tradursi in scelte decisive nelle case e nelle strade, “trasformando la speranza in vita buona”.






























