Strage di braccianti. La Calabria alza la testa, sabato in piazza per la giustizia

in Attualitàprovincia di CalabriaCosenza
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Una grande mobilitazione popolare per rivendicare diritti, dignità e giustizia per chi lavora nei campi. Sabato prossimo, 6 giugno, alle 16, la Calabria si ritroverà ad Amendolara per una manifestazione nata per contrastare lo sfruttamento lavorativo e il sistema che lo sostiene. L’omicidio di Waseem, Amin, Ullah e Safi, braccianti brutalmente uccisi ad Amendolara dopo esser rinchiusti in auto e dati alle fiamme, rappresenta un monito drammatico che impone di guardare in faccia la realtà e denunciare una piaga sociale che stringe nella sua morsa la Piana di Sibari e molti altri territori del Paese.

Strage di Amendolara. Chiusi in auto e dati alle fiamme, la svolta nelle telecamere

La realtà delle campagne

La vita quotidiana all’interno delle risaie e degli agrumeti della regione è segnata da dinamiche drammatiche che nessuno può più far finta di ignorare.

Si parla di turni di lavoro massacranti, di schiavismo e di paghe misere che generano solo povertà, spesso inferiori ai 6 euro l’ora. Molti braccianti vengono stroncati dalla fatica e dal caldo opprimente, per poi essere abbandonati lungo le strade come oggetti consumati.

Un massacro che per le sigle sindacali ha dei responsabili precisi, legati a leggi sul lavoro non rispettate e a norme sull’immigrazione che finiscono per precarizzare le esistenze dei migranti.

Le colpe del sistema

Se questo fenomeno criminale continua a resistere, la colpa non è decisamente di chi ne è vittima, ma anche dell’architettura normativa prodotta in questi anni.

Dall’introduzione della legge Bossi Fini in poi, lo Stato italiano “ha legato il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, producendo programmaticamente l’illegalità invece di contrastarla”, affermano dall’Usb.

Oggi molti si indignano e propongono ricette di democrazia, ma poi accettano contratti che calpestano i diritti fondamentali. Sabato la Calabria alzerà la testa per chiedere modifiche strutturali e la fine immediata di questo sfruttamento etnico ed economico.

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