Tirocinanti ministeriali calabresi: Usb lancia protesta contro il silenzio della politica

in Attualitàprovincia di Calabria
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“Da oltre due anni i tirocinanti ministeriali calabresi sono fermi. Nessuna risposta dalla politica, nessun segnale di soluzione”. È quanto segnala Saverio Bartoluzzi della Usb FdS Calabria, che da anni segue il bacino di 357 lavoratori, oggi Personale Ata impiegati nei plessi scolastici della regione.

La vertenza coinvolge due gruppi: i tirocinanti del Mim e quelli del Dpcm, entrambi firmati da Giuseppe Cannizzaro, oggi neo sindaco di Reggio Calabria. Il sindacato chiede quale sia stato l’ultimo aggiornamento lasciato alla Camera, visto che la situazione è bloccata.

Il racconto inizia quando 255 ex-tirocinanti del Mic furono ingiustamente resi non idonei. Dopo un intervento del Presidente Roberto Occhiuto, fu riconosciuto l’errore e la volontà di recuperare gli esclusi. “Cannizzaro si battè per ore nella sala di commissione del Mef per ottenere il passaggio del suo emendamento. Lo abbiamo sentito personalmente. Ma una volta ottenuto il Dpcm, il Mic si rifiutò di firmarlo. Perché? E perché non lo riprendiamo?” sottolinea Bartroluzzi.

Usb fa sapere di non accettare nessuna pacca sulle spalle per rassegnarsi. Ad ogni scadenza i lavoratori devono continuare a ricordare e lottare, visto che cambiano le prerogative e le volontà. Inoltre chiede anche se vi è in programma un processo di stabilizzazione per gli ex tirocinanti del Mim già contrattualizzati a 18 ore per 18 mesi, poi per 12 mesi, e ora in scadenza senza nessuna prospettiva futura.

“Ci mobiliteremo o davanti alla prefettura di Catanzaro oppure davanti alla Cittadella. Vogliamo riattivare due vertenze: la prima, per riattivare il secondo step del Dpcm interessando il Ministero della Cultura e la Regione Calabria; la seconda, per la contrattualizzazione prossima dei già contrattualizzati come Personale Ata del Mim prossimi a scadenza” precisa ancora Usb.

“È dovere mantenere alta l’attenzione in questa battaglia di dignità e libertà. Siamo pronti a mobilitarci anche verso Roma, visto il silenzio politico sia del governo centrale che regionale. Tutto ciò genera profondo disagio economico e sociale, già duramente provati da anni da lavoro subordinato mascherato da tirocini, beffa della pubblica amministrazione“ conclude il sindacalista.

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