Cgil, Cisl e Uil Calabria, insieme a Nidil, Felsa Cisl e UilTemp Calabria, proclamano lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori Tis esclusi o non ancora interessati dai processi di stabilizzazione, dopo il mancato incontro richiesto al presidente della Regione Roberto Occhiuto. La vertenza continua a presentare criticità ritenute gravi sul piano sociale e istituzionale. Centinaia di lavoratrici e lavoratori, dopo anni di impiego in Comuni, enti pubblici, amministrazioni e servizi del territorio, si trovano oggi senza contratto, senza continuità reddituale certa e senza una prospettiva definita.
I circa 900 esclusi
Secondo i sindacati, la situazione riguarda complessivamente circa 900 persone escluse o destinate a non essere stabilizzate, per le quali chiedono un intervento immediato e strutturale. Tra i nodi principali c’è anche la mancata erogazione della una tantum da 2 mila euro per i lavoratori che non l’hanno ancora ricevuta.
Le organizzazioni contestano inoltre la mancata adozione di atti concreti dopo l’incontro del 4 maggio, nel corso del quale la Regione aveva annunciato misure di sostegno economico e un percorso normativo capace di non disperdere la storia lavorativa dei Tis.
Nel frattempo, con il decreto regionale 8757 del 20 maggio scorso, il governo calabrese ha ammesso a finanziamento i percorsi formativi Gol di Reskilling per 396 lavoratori, ma restano scoperti 76 soggetti che non hanno ancora percepito la somma una tantum.
L’attesa del Consiglio
I sindacati attendono ora che venga portato in Consiglio regionale il provvedimento per ricomprendere i Tis esclusi o non stabilizzabili nell’ambito della legge regionale 1/2016, così da riconoscerne lo status di precari storici della Regione Calabria.
Al tempo stesso chiedono un contenitore amministrativo e finanziario capace di garantire continuità di sostegno economico fino alla sottoscrizione di un contratto di lavoro.
La richiesta finale è chiara: una soluzione complessiva, non più rinviabile, per evitare che i lavoratori finiscano nel bacino indistinto dei disoccupati, perdendo il riconoscimento della loro esperienza e del loro ruolo nei servizi pubblici del territorio.




























