Valute virtuali, business oscuro a rischio riciclaggio. Sequestrati cripto Atm

in Attualitàprovincia di Calabria
play-sharp-fill
00:00 00:00

Tutto ruota attorno a una società di capitali con base a Bologna, un exchange che prometteva di trasformare la realtà tangibile del denaro in quella virtuale dei bit. Ma dietro la modernità tecnologica si nascondeva un meccanismo pericoloso. I militari del Comando Provinciale di Bologna, insieme agli specialisti del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e allo Scico, hanno scoperchiato un vaso di Pandora. Per la prima volta in Italia, le norme del codice antimafia sono state applicate al settore delle cripto-attività. Il Tribunale del capoluogo emiliano ha quindi deciso di intervenire con l’amministrazione giudiziaria per rimettere in riga un’azienda che sembrava aver smarrito la bussola della legalità.

Il denaro sporco

Nelle strade di 27 province, da Torino fino a Catania, i cittadini potevano incappare in dispositivi del tutto simili ai comuni sportelli bancari: i cripto Atm, macchine capaci di inghiottire banconote e restituire Bitcoin o Ethereum. Uno strumento comodo, certo, ma anche un portone spalancato per chiunque avesse necessità di ripulire denaro sporco.

Le indagini hanno rivelato che circa il 20% delle transazioni effettuate tramite questi sportelli sarebbe stato riconducibile a soggetti a rischio riciclaggio.

Molti di loro erano già indiziati per reati gravi, trovando in questi totem tecnologici un punto di accesso anonimo e rapido al sistema finanziario, lontano dagli occhi indiscreti dei controlli bancari tradizionali.

Il blitz e i sigilli

L’azione della Guardia di Finanza è stata decisa e capillare. Oltre al blocco dell’amministrazione, sono stati messi i sigilli a 39 cripto Atm sparsi in tutta la penisola.

Non solo macchine: gli inquirenti hanno sequestrato 380mila euro in contanti e oscurato il sito web che serviva da vetrina per l’intera attività.

La Procura di Bologna, attraverso il dipartimento reati economici, ha evidenziato come la società operasse abusivamente dall’1 gennaio scorso, senza quelle autorizzazioni necessarie richieste dalla nuova disciplina di settore.

“Il management della società aveva adottato una chiara strategia volta a massimizzare il profitto aziendale anche a scapito del rispetto dei più basilari obblighi” spiegano gli inquirenti, sottolineando la gravità di una condotta che metteva il guadagno davanti alla prevenzione del crimine.

Ripristinare la legalità

L’obiettivo del provvedimento non è distruggere l’attività, ma bonificarla. L’articolo 34 del codice antimafia serve proprio a questo: impedire che imprese lecite diventino, anche solo per inerzia o negligenza, lo strumento dei clan.

Ora un amministratore giudiziario prenderà le redini dell’azienda per imporre protocolli rigidi e trasparenti. Si tratta di una svolta che segna un confine netto nel mondo delle valute virtuali: la tecnologia non può essere una zona franca dove le regole svaniscono.

“L’obiettivo è impedire che il libero esercizio di attività economiche continui a essere svolto in posizione di contiguità a contesti di criminalità”, confermano le autorità, ribadendo che la finanza del futuro deve camminare di pari passo con la sicurezza dello Stato.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.