La polizia Tributaria di Vibo Valentia sta eseguendo quattro ordinanze di custodia cautelare ed il sequestro di beni, che ammonterebbero complessivamente a circa 3,5 milioni di euro, nei confronti di alcuni soggetti che operano nel settore del commercio al dettaglio di abbigliamento a Vibo Valentia e a Lamezia Terme. Il reato ipotizzato dagli inquirenti è quello di bancarotta fraudolenta impropria patrimoniale e preferenziale.
I particolari dell’operazione “The Best Shop”, così come è stata denominata dagli investigatori, saranno resi noti nel corso di una conferenza indetta dal Procuratore Capo, Mario Spagnuolo, alle 12 presso gli Uffici della Procura della Repubblica di Vibo ed alla presenza del Comandante Provinciale della Gdf, Paolo Valle e del Comandante del Nucleo tributaria, Michele Di Nunno.
I beni sequestrati appartengono alla famiglia Artusa di Porto Salvo, frazione di Vibo Valentia. Le ordinanze di custodia cautelare eseguite nell’ambito dell’operazione, denominata “The best shop”, disposngono gli arresti domiciliari per gli indagati e interessano quattro componenti della famiglia Artusa. Eseguito anche un obbligo di dimora per un quinto indagato. Fra i beni sequestrati, i negozi di alta moda del gruppo Artusa situati a Vibo Valentia su Corso Vittorio Emanuele III, uno a Lamezia Terme (Cz) su corso Nicotera e a Milano, in via Modena.
Le quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione “The best Shop” interessano i fratelli imprenditori Mario ed Umberto Maurizio Artusa, proprietari dell’omonimo gruppo operante con negozi di alta moda, ed i soci del gruppo Francesco Zezzo e Francesco Greco. L’inchiesta è stata avviata nel 2010 a seguito di una procedura fallimentare. La contestazione principale è di concorso in bancarotta fraudolenta. A uno dei fratelli Artusa sono mosse contestazioni anche in tema di reati fiscali. Le ordinanze sono state emesse dal gip del Tribunale di Vibo, Gabriella Lupoli, su richiesta del pm Michele Sirgiovanni.
h 15:34 | Prendono le mosse dal fallimento della “Mart srl”, attiva nel settore del commercio al dettaglio di abbigliamento con sede a Vibo Valentia su corso Vittorio Emanuele III, le indagini che hanno portato all’operazione “The best shop”. La società, costituita nel 2001 da Francesco Greco, 33 anni, di Porto Salvo, frazione di Vibo, finito agli arresti domiciliari, era stata dichiarata fallita dal Tribunale di Vibo nel 2010 ed era gestita da alcuni membri della famiglia Artusa.
Francesco Greco è nipote di Mario Artusa, 47 anni, originario di Porto Salvo ma residente a Milano, anche lui agli arresti domiciliari ed amministratore unico della “Mart srl”, con sede legale a Vibo, e contemporaneamente anche amministratore unico della “Modart srl”, società quest’ultima a cui la “Mart srl” aveva concesso in locazione i locali di altro negozio di alta moda sito a Lamezia Terme (Cz). Secondo l’accusa, Mario Artusa e Francesco Greco avrebbero distratto svariate somme per migliaia di euro, attraverso una bancarotta preferenziale, dal patrimonio della “Mart srl” in danno dei creditori sin dal 10 maggio 2010, data del fallimento.
Il solo Mario Artusa è accusato di aver distratto merce dalla società per un valore di oltre mezzo milione di euro. Parte dei soldi sarebbe transitata sui conti della “Modart srl”, altra società con sede a Catanzaro riconducibile sempre al gruppo Artusa. In qualità di amministratore della “Modart srl”, a sua volta dichiarata fallita dal Tribunale di Catanzaro nel novembre 2012, è quindi finito ai domiciliari anche Franco Zezzo, 39 anni, di Porto Salvo, e Umberto Maurizio Artusa, 45 anni, di Porto Salvo.
Da tale società sarebbe stata sottratta merce per quasi 2 milioni di euro e, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, anche somme per centinaia di migliaia di euro ritransitate nella “Mart srl”.
Sarà ora un amministratore giudiziario già nominato dal Gip a gestire la società “A srl”, con sede legale a Catanzaro Lido, del gruppo Artusa finita sotto sequestro. Ciò allo scopo di garantire il normale esercizio delle attività e salvaguardare i posti di lavoro dei negozi di abbigliamento controllati dalla “A srl” e finiti anche loro sotto sequestro a Vibo, Lamezia e Milano. Secondo gli inquirenti, i debiti del gruppo Artusa nei confronti dello Stato ammontano a due milioni di euro, mentre il danno patrimoniale causato dai fatti di bancarotta fraudolenta alle società fallite è stato quantificato in circa 3 milioni di euro, cui 950mila euro distratti dalla “Mart srl” e 2 milioni di euro dalla “Modart srl”.
Indagato a piede libero nell’inchiesta anche A.P., di Catanzaro, amministratore della “Modart srl” dal 2011, accusato di aver sottratto le scritture contabili per impedire la ricostruzione degli affari della società. Fra gli indagati agli arresti domiciliari, il nome di Umberto Maurizio Artusa era invece già noto agli inquirenti ed era già emerso nelle operazioni antimafia “Dinasty dell’ottobre 2003 e “Libra” del maggio scorso.
In tale ultima inchiesta era stato anche ricostruito un agguato ai danni di Artusa e di Nazzareno Colace (quest’ultimo condannato in altri processi insieme al boss Pantaleone Mancuso) compiuto il 19 settembre 1987 sulla statale 522 in direzione di Bivona quando i due erano stati gravemente feriti a colpi di pistola. (AGI)































