Il vecchio palazzo di giustizia di Vibo Valentia si è riempito oggi di un calore insolito per le aule di tribunale. Un lungo applauso ha segnato il congedo di Camillo Falvo, il Procuratore della Repubblica che si appresta a lasciare la Calabria per raggiungere Potenza. In quel suono ritmato c’era il riconoscimento di magistrati, avvocati e forze dell’ordine per un uomo che ha guidato l’ufficio in anni cruciali. Il suo prossimo incarico lo vedrà impegnato anche nella Direzione Distrettuale Antimafia, portando con sé l’esperienza maturata in una terra difficile.

Il ricordo degli inizi
Nel suo ultimo intervento ufficiale, Falvo ha scelto di guardare indietro, al 2014, quando mise piede per la prima volta in questo territorio. Gli avevano descritto la realtà vibonese come una “polveriera”, un contesto segnato da dinamiche criminali profonde e opache.
Eppure, nonostante le premesse, ha raccontato come il lavoro della Procura sia riuscito a innescare una trasformazione reale. Non è stato un percorso semplice, ma la perseveranza ha permesso di cambiare il volto di una provincia che sembrava segnata dal destino.
L’appello ai cittadini
Il cuore del discorso è stato un invito accorato alla società civile. “Non arretrate mai, non abbassate mai la testa”, ha esclamato Falvo rivolgendosi ai presenti e, idealmente, a tutta la cittadinanza.
Il magistrato ha chiesto di non disperdere i frutti della lotta alla criminalità e di continuare a pretendere la presenza dello Stato. Ha lodato l’efficacia della Task force ambientale e il supporto della Polizia giudiziaria, sottolineando che i successi ottenuti sono il risultato di una collaborazione corale che ha coinvolto anche il personale amministrativo, giudicato eccellente perfino dal ministero.

Tra professione e umanità
C’è stato spazio anche per i sentimenti più autentici, specialmente quando il Procuratore ha parlato dei suoi collaboratori. Ha definito i sostituti come “fratelli e sorelle più piccoli“, giovani magistrati che spesso hanno gestito procedimenti titanici con una competenza superiore alla loro anagrafe. Un pensiero è andato anche all’avvocatura, con cui ha mantenuto un rapporto “leale e rispettoso“.
Camillo Falvo lascia una Vibo Valentia diversa da come l’ha trovata, consapevole che la legalità è un seme che richiede cura costante per continuare a germogliare.




























