Wwf: no all’apertura anticipata della caccia in una terra provata dal caldo

in Attualitàprovincia di Calabria
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Mentre la Calabria boccheggia ormai da mesi a causa della più devastante e perdurante ondata di caldo mai registrata, quando gli incendi continuano a incenerire molti boschi e le campagne sono arse da un periodo lunghissimo di siccità tale da danneggiare le colture, le istituzioni hanno scelto di non esitare pur di compiacere i cacciatori. Nonostante gli accorati appelli del WWF, delle associazioni ambientaliste e del mondo scientifico, che chiedevano a gran voce di posticipare l’avvio della stagione venatoria a ottobre, la giunta ha emanato un provvedimento che fissa l’apertura al 2 settembre. Un anticipo di quasi venti giorni rispetto ai tempi ordinari della legge statale 157 del 1992, che porterà la caccia a prolungarsi per cinque mesi fino al 31 gennaio prossimo.

> Un pullo di colombaccio

Fauna selvatica sotto attacco

Le associazioni evidenziano come “invece di impedire un ulteriore accanimento contro le specie animali già provate dal caldo eccezionale per intensità e durata, dalla riduzione degli habitat a causa degli incendi e dalla mancanza di acqua, la Calabria ne autorizza l’uccisione”.

Si tratta di decisioni prese persino in assenza di un adeguato piano faunistico aggiornato, affidandosi a strumenti ormai vecchi di oltre vent’anni e ignorando i periodi biologici dedicati alla nidificazione e alla cura dei piccoli.

I rischi per le specie protette

L’apertura anticipata rivolta a gazza, cornacchia e colombaccio rappresenterebbe un enorme pericolo per l’intero ecosistema regionale.

In questo momento dell’anno molti colombacci hanno ancora i pulcini nei nidi e l’uccisione dei genitori condanna i piccoli a una morte inevitabile per fame. La presenza di cacciatori sul campo minaccia anche altre specie vitali per la biodiversità, come la quaglia e la tortora.

Le organizzazioni denunciano una assoluta “mancanza di vigilanza venatoria e l’obiettiva impossibilità di controllo del territorio cacciabile”, una grave carenza strutturale che lascia incustodite vaste aree naturali e impedisce una reale verifica sul rispetto dei divieti e dei limiti imposti dalle norme vigenti.

Un futuro incerto per l’ambiente

La situazione ambientale rimane drammatica in tutto il territorio regionale, sollevando interrogativi profondi sulla gestione delle risorse naturali.

Gli ambientalisti si chiedono amaramente “quale altra catastrofe ecologica debba accadere per indurre la Regione Calabria a dare prova di una maggiore sensibilità nei confronti della fauna selvatica, invece di condannarla al fuoco delle doppiette dopo quello dell’estate”.

Sullo sfondo resta inoltre la ferma denuncia contro la volontà aziendale di richiedere deroghe future per cacciare persino specie attualmente protette come lo storno, il piccione domestico, la tortora dal collare e il fringuello, consegnando la natura calabrese a ulteriori ed evitabili sofferenze.

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