La Giunta regionale, convocata d’urgenza e straordinariamente, stamani, dal governatore Roberto Occhiuto, ha deliberato la richiesta formale al Governo affinché venga riconosciuto lo stato di emergenza nazionale per il maltempo che negli ultimi giorni ha letteralmente flagellato la Calabria.
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La calamità naturale
L’esecutivo ha anche approvato una delibera specifica per chiedere inoltre il riconoscimento dello stato di calamità naturale per il compatto agricolo, zootecnico e della pesca, messo in ginocchio dall’ondata di eccezionale intensità che ha devastato campagne, colture e infrastrutture rurali, compromettendo il lavoro di migliaia di imprenditori.
“Siamo certi – ha sostenuto Occhiuto – che già nei prossimi giorni il Consiglio dei ministri saprà dare risposte tempestive e concrete per sostenere un territorio già profondamente segnato dalla violenza del ciclone Harry e che, nelle ultime 48 ore, ha dovuto fronteggiare nuove perturbazioni di straordinaria forza, con raffiche impetuose, nubifragi, mareggiate e un’ondata di maltempo che ha provocato smottamenti, esondazioni, ingrossamento dei corsi d’acqua e cedimenti di argini in diverse aree della nostra regione”.

“Grazie ai calabresi!”
“Anche questa volta – ha aggiunto il presidente della Regione – contiamo danni ingentissimi. Fortunatamente, però, non registriamo vittime né dispersi. Di questo dobbiamo ringraziare i calabresi, che hanno seguito con grande senso di responsabilità le indicazioni fornite dalle autorità competenti, la Protezione Civile regionale, i Vigili del Fuoco, le Forze dell’ordine, i sindaci e tutti gli amministratori locali: una catena istituzionale che ha funzionato ancora una volta in modo efficace e coordinato”.
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“Adesso la Calabria è chiamata alla fase della ripartenza. Siamo pronti a rimboccarci le maniche, a sostenere le comunità colpite, a ricostruire ciò che è stato danneggiato e a trasformare anche questa prova in un’occasione di coesione e forza. La Calabria saprà rialzarsi, come ha sempre fatto, con determinazione e orgoglio”, ha concluso Roberto Occhiuto.




























