Sono quarantadue le condanne inflitte dal Gup di Catanzaro, Mario Santoemma, nell’ambito del procedimento col rito abbreviato nato dall’inchiesta Karpanthos, che avrebbe messo in luce la pervasività delle cosche Carpino e Cervesi nel territorio della Sila piccola catanzarese, un’area che si estende tra i comuni al confine con la provincia di Crotone. Le pene vanno da un minimo di un anno ed un massimo di venti anni di reclusione. Otto imputati sono stati invece assolti.

Le radici dell’inchiesta
L’intera attività investigativa ha tratto origine dalle indagini sull’omicidio di Francesco Rosso, il macellaio ucciso a Simeri Mare nell’aprile del 2015.
Un punto di svolta fondamentale nel lavoro degli inquirenti è stato rappresentato dalle dichiarazioni di Danilo Monti, collaboratore di giustizia catturato nel 2019 e identificato come il killer del commerciante.
Monti, condannato in questo stralcio a 3 anni di reclusione, ha iniziato a ricostruire le dinamiche criminali della zona, permettendo di mappare l’influenza dei clan sul territorio.

Politica e ‘ndrangheta
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, le cosche avevano imposto il proprio controllo sul comune di Cerva. In questo contesto è maturata la condanna per scambio elettorale politico mafioso di Massimo Rizzuti, dipendente comunale e fratello dell’ex sindaco, a cui sono stati inflitti 2 anni e 4 mesi.
Pena molto più pesante per Tommaso Scalzi, condannato a 11 anni, un mese e 14 giorni. L’accusa sostiene l’esistenza di un accordo con lo stesso Scalzi, legato alla criminalità organizzata lombarda di Franco Coco Trovato, per procurare voti in cambio di denaro e percentuali sugli appalti pubblici.
Il destino processuale
Nello scambio elettorale sarebbero implicati anche l’ex sindaco Fabrizio Rizzuti, l’ex assessore Raffaele Scalzi e l’ex consigliere Raffaele Borelli.
Il percorso processuale di questi imputati è stato tortuoso: inizialmente inviati a giudizio a Crotone, il fascicolo è stato poi trasferito per competenza territoriale a Catanzaro.
Gli imputati hanno quindi optato per il rito abbreviato, uno stralcio del processo in cui il pubblico ministero Veronica Calcagno, lo scorso 10 febbraio, ha invocato per loro sei anni di reclusione.




























