Ogni 3 marzo si celebra la Giornata mondiale della natura selvatica, istituita per ricordare l’adozione nel 1973 della Cites, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione. Un trattato fondamentale per contrastare il traffico illegale di animali e piante e regolamentare un commercio che, senza regole, può mettere seriamente a rischio gli ecosistemi.
Un patrimonio unico in Europa
La ricorrenza rappresenta anche un’occasione per promuovere la consapevolezza sull’importanza della biodiversità, un tema particolarmente centrale per l’Italia.
Il nostro Paese è tra i più ricchi d’Europa per varietà di specie animali e vegetali. Secondo i dati di ISPRA, la fauna italiana – marina, terrestre e d’acqua dolce – conta oltre 60mila specie, di cui circa il 98% invertebrati.
Ancora più significativo il dato sulle specie endemiche: circa 1.300 piante e 10mila animali vivono esclusivamente in Italia. Una ricchezza naturale che rende il nostro territorio uno scrigno di biodiversità, ma anche particolarmente esposto agli effetti della crisi climatica e del consumo di suolo.
Piante officinali sotto pressione
Quest’anno l’attenzione si concentra sulle piante medicinali e aromatiche, preziose per il benessere umano ma sempre più minacciate. A lanciare l’allarme è Legambiente nel report “Natura selvatica a rischio 2026”.
Crisi climatica, perdita di habitat, raccolta eccessiva e commercio illegale stanno mettendo in difficoltà diverse specie. Tra le più vulnerabili figurano la genziana lutea, l’arnica montana e l’artemisia nana, particolarmente diffuse su Alpi e Appennini. Sotto pressione anche ginepro, liquirizia, valeriana ed erba di San Giovanni.
Il tema non è solo ambientale ma anche economico: il settore delle piante officinali in Italia vale oltre un miliardo di euro. Nel Paese si contano quasi 9mila ettari coltivati, circa 130 specie e oltre 400 produttori specializzati.
Il Piemonte è la regione leader per coltivazione, ma la diffusione naturale maggiore si concentra tra Centro-Sud, isole, Alpi e Appennini.
Focus Calabria: biodiversità e impegno
La Calabria rientra tra le aree italiane a più alta concentrazione di piante officinali spontanee, grazie alla presenza della macchia mediterranea costiera e a un clima favorevole alla crescita di numerose specie aromatiche.
Non solo natura: nella regione è nata l’alleanza “Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa”, che riunisce 50 realtà – tra cui Legambiente – con l’obiettivo di difendere e promuovere la biodiversità, inclusa quella botanica. Un’iniziativa che punta a valorizzare il patrimonio naturale regionale attraverso tutela, informazione e sviluppo sostenibile.
La Calabria, dunque, rappresenta un esempio emblematico: territorio ricco di risorse naturali ma allo stesso tempo chiamato a gestirle con equilibrio per evitarne il depauperamento.
Non solo terra: il ruolo della posidonia
Nel report trova spazio anche la posidonia oceanica, pianta marina fondamentale per la salute del Mediterraneo.
Le sue praterie migliorano la qualità dell’acqua, proteggono le coste e offrono rifugio a centinaia di specie animali e vegetali, con benefici diretti anche per turismo e pesca artigianale. Un esempio concreto di come la tutela della natura possa tradursi in vantaggi ambientali ed economici.
Le richieste: più regole e più aree protette
Secondo Legambiente è urgente evitare il sovrasfruttamento delle piante officinali, uniformare i criteri di raccolta su tutto il territorio nazionale e promuovere filiere tracciabili e sostenibili.
Tra le proposte anche l’istituzione di nuove aree protette, una migliore gestione di quelle esistenti e piani di adattamento ai cambiamenti climatici.
Il messaggio è chiaro: la biodiversità italiana è straordinaria ma non inesauribile. Proteggerla oggi significa garantire benessere, lavoro e qualità della vita anche alle generazioni future.































