Tonnellate di droga che partivano dal cuore delle Preserre vibonesi arrivando ad inondare le principali piazze di spaccio del Paese. È quanto messo in luce dall’operazione che stamani ha colpito una quindicina di persone ritenute far parte di un un’associazione “specializzata” nel narcotraffico su larga scala, che operava a favore dei Maiolo, potente cosca di Acquaro attiva nella locale di ‘ndrangheta di Ariola, egemone anche nei comuni di Arena e Dasà.

Traffico di droga. Colpo alla locale di Ariola: quindici indagati
La struttura
Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Catanzaro, il gruppo sarebbe stato “sul mercato” da oltre una decina d’anni e avrebbe contato su una rete logistica che, partendo dalla Calabria, si sarebbe estesa fin nel Nord Italia, passando da Lazio ed Abruzzo. Alla base del business l’importazione, lo stoccaggio e la vendita di importanti quantitativi di cocaina e marijuana.
Il tutto sarebbe stato gestito da un 42enne residente a Montesilvano (in provincia di Pescara) ma originario del Vibonese, Angelo Maiolo: per gli inquirenti sarebbe stato a capo del gruppo, coordinandone le attività, ordinando la droga e stabilendone il prezzo.
Droga che sarebbe stata poi consegnata a dei corrieri per essere distribuita nel Lazio, in Piemonte e Abruzzo, dove l’organizzazione avrebbe gestito un vero e proprio hub utilizzato come deposito.
Durante le indagini, rese difficili anche dall’uso da parte dell’organizzazione di smartphone criptati e chat crittografate, le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire difatti numerosi episodi di compravendita e detenzione di stupefacenti per un quantitativo complessivo di circa 750 chili di marijuana e altri 11 di cocaina, per un valore che si aggirerebbe intorno ai 10 milioni di euro.

Gli altri convolti
A supporto del 42enne, per gestire i fornitori e la distribuzione, ci sarebbero stati poi Francesco Maiolo, 42enne vibonese residente a Brandizzo; Nicola Antonio Papaleo, 66enne di Rosarno ma residente a Monasterace; Ciro Trezzi, 43enne nato nel Milanese ma residente a Montesilvano; Francesco Carè, 51enne del vibonese residente a Fabrizia; Antonio Maiolo, 33enne di Soriano Calabro residente a Stefanaconi; Gaetano Montera, 28enne di Soriano Calabro residente ad Acquaro; e Domenico Fusca, 44enne nato a Vibo e residente a Dasà.
I fornitori sarebbero stati invece Stefano Terremoto, 46ene nato e residente a Torino; Pietro Parisi, 45enne di Siderno residente ad Alghero (Sassari); e Gianni Bellò, 79enne di Calestano (in provincia di Parma)
Secondo l’accusa, inoltre, tra i finanziatori, coadiutori e detentori della droga vi sarebbero stati Giovanni Maiolo, 35enne nato a Soriano ma residente a Montesilvano; Carlo Maiolo, 54enne nato in Germania che vive anch’egli a Montesilvano; Domenico Fortuna, 43enne residente a Stefanaconi ma domiciliato a Siniscola (Nuoro).
Tra glinindagti, infine, Dritan Mici, 51enne albanese residente a San Salvo (Chieti); e Francesco Zoccoli, 53enne di Locri residente a Sant’Agata del Bianco (nel reggino).

Le misure cautelari
I provvedimenti, che sono stati emessi dal Gip Gilda Danila Romano, del Tribunale di Catanzaro, ed eseguiti dalla Guardia di Finanza del capoluogo di regione, hanno visto scattare la detenzione in carcere per dodici degli indagati; uno solo è stato invece sottoposto agli arresti domiciliari mentre altri due sono stati attinti da altrettanti obblighi di dimora.




























