Mongiana rinasce tra memoria e nuove voci nel cuore delle Serre

in Tempo liberoprovincia di Vibo Valentia
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Le Serre vibonesi si preparano a diventare il centro di un esperimento culturale unico. Il 22 e il 23 maggio, le Reali Ferriere di Mongiana apriranno le porte a La Mongiana Festival, un progetto che intreccia archeologia industriale, tradizioni popolari e il complesso mondo dell’emigrazione. Non si tratta solo di un evento, ma di un percorso partecipativo che coinvolge chi è partito, chi è rimasto e chi, dopo anni, ha deciso di tornare. Sotto la guida di Vito Teti e Giuseppe Sommario, l’iniziativa punta a trasformare il borgo in un laboratorio a cielo aperto, dove la storia collettiva si specchia nelle biografie individuali per generare nuove narrazioni dei territori interni calabresi.

Luoghi che parlano

Mongiana, incastonata tra i boschi calabresi, è stata per secoli un polo produttivo di eccellenza. Oggi quella memoria stratificata torna a interrogare il presente.

“Le aree interne non sono margini da riempire, ma luoghi attraversati da relazioni, memorie e trasformazioni” sottolinea l’antropologo Vito Teti.

Il festival vuole osservare questi contesti senza semplificazioni, restituendo centralità a comunità che, nonostante lo spopolamento, continuano a produrre cultura.

Attraverso il sostegno del Comune di Mongiana e del sindaco Francesco Angilletta, il progetto si inserisce in una strategia di promozione turistica finanziata dalla Regione Calabria, dimostrando che la periferia può essere un cuore pulsante di riflessione sociale.

> Le regie ferriere di Mongiana

Scuola e territorio

Il festival ha iniziato a respirare già nelle aule scolastiche di Mongiana, Serra San Bruno, Fabrizia e Nardodipace. Il laboratorio Emigrazione, radici e memoria, curato da Giuseppe Sommario con la collaborazione di Antonella Frabotta, ha spinto i giovani a riscoprire i percorsi migratori delle proprie famiglie.

Non meno importante è il lavoro artistico di Roberto Giglio, che ha guidato residenti e studenti in un atelier di pittura dal vero. La tradizione orale trova invece casa nel progetto di Caterina Pontrandolfo, che insieme alle donne del paese ha recuperato canti e storie, mentre Pasquale La Gamba e il collettivo Felici & Conflenti hanno riportato in auge i suoni agro-pastorali.

Le giornate clou

Il momento culminante arriverà venerdì 22 maggio con l’installazione performativa Quando il paese diventa una tela, dove adulti e bambini dipingeranno lenzuola stese a terra per creare un’opera simbolica condivisa. La giornata proseguirà con l’inaugurazione delle mostre Paesi e Un paese ci vuole.

Sabato 23 maggio sarà invece il tempo del confronto con la tavola rotonda Il paese che ho, il paese che vorrei, un dialogo aperto tra Vito Teti, Giuseppe Sommario e vari amministratori locali sul futuro delle aree interne.

“Il festival nasce per riportare queste storie dentro uno spazio collettivo” afferma Sommario. La serata si chiuderà con la premiazione del concorso letterario e il concerto finale che riporterà i suoni antichi tra le mura delle ferriere.

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