Si aggrava il quadro della strage di braccianti avvenuta ieri ad Amendolara (QUI), nel Cosentino. A parlare è un cittadino afghano, unico superstite del rogo, rintracciato e intervistato dal Tgr Calabria. L’uomo viveva a Villapiana insieme alle vittime, non lontano dal luogo in cui si è consumato l’omicidio plurimo.
Strage di Amendolara. Chiusi in auto e dati alle fiamme, la svolta nelle telecamere
Il racconto
Nel suo racconto, il sopravvissuto ha riferito che i quattro migranti sarebbero stati aggrediti dopo aver rifiutato di consegnare del denaro richiesto per il trasporto.
Secondo la sua versione, i due fermati avrebbero versato benzina nell’auto e poi appiccato il fuoco con un accendino (QUI), trasformando l’abitacolo in una trappola mortale. Lui è riuscito a salvarsi rompendo un finestrino, riportando però ustioni alle braccia.
Le minacce
L’uomo ha anche denunciato presunte minacce subite insieme agli altri lavoratori, raccontando di essere stato costretto a lavorare sotto la pressione di uomini armati di coltelli e pistole.
Ha inoltre parlato di sfruttamento e di mancati pagamenti, sostenendo che gli venissero garantiti solo cibo e alloggio, ma non il salario. Nel suo sfogo ha infine parlato di una «grande mafia del Pakistan».


























