Ordinavano vino, caffè e sigarette: arrivava coca, hashish e marijuana. Sei arresti

in Cronacaprovincia di CosenzaReggio Calabria
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Una vera e propria “filiera” della droga, che agiva a Rosarno e nei comuni vicini, in grado di soddisfare incessantemente le richieste di una vasta e fidelizzata clientela. Al centro la figura di un uomo, indagato principale, che secondo gli inquirenti, aiutato continuamente dal padre nella logistica e nelle consegne, sarebbe riuscito a smerciare lo stupefacente con estrema facilità. Immediati e veloci anche i posti in cui le dosi venivano nascoste: nascondigli domestici di fortuna come la tazza del bagno o dietro una pianta riposta sul balcone, pronte quindi per essere vendute agli acquirenti fin sotto casa o in punti di ritrovo prestabiliti, come uffici postali e piazze cittadine.

Una struttura radicata

È quanto emerge dall’inchiesta chiamata in codice “Smile”. I carabinieri, stamani, sono entrati in azione tra Rosarno e Taurianova, nel Reggino, e Rose, nel Cosentino, facendo scattare le manette ai polsi di sei persone, quattro italiane e due straniere.

L’ipotesi è che abbiano fatto parte di una radicata rete criminale che trafficava e spacciava cocaina, hashish e marijuana. Su ordine del Gip di Palmi, due di loro, padre e figlio, ritenuti i promotori del gruppo e di cui parlavamo all’inizio, sono finiti in carcere, gli altri ai domiciliari.

Altre cinque persone, una delle quali rimpatriata lo scorso febbraio nel proprio Paese d’origine, sono state denunciate in stato di libertà. Contestati ben 225 capi d’imputazione relativi a singole cessioni e detenzioni di droga.

Il linguaggio criptico

Gli investigatori spiegano che grazie alle captazioni si sarebbe svelato un rapporto familiare “piegato unicamente alle logiche del profitto”, documentando oltre 260 episodi di spaccio.

Per dissimulare i continui scambi illeciti, gli indagati avrebbero utilizzato un linguaggio criptico ormai decodificato dai militari: la “roba” veniva richiesta per telefono ordinando alla bisogna “sigarette”, “caffè” o “vino”, che stavano ad indicare tipologia e quantità.

Una attività fiorente

A riprova della fiorente attività, nel corso dell’indagine i Carabinieri hanno effettuato numerosi interventi sul campo, sequestrando diverse quantità di stupefacente in ben undici diverse occasioni e procedendo già all’arresto in flagranza di reato di due persone.

Inoltre, a testimonianza dell’imponente volume d’affari, è stato documentato come gli indagati ricevessero i pagamenti non solo in contanti, ma che ricorressero sistematicamente anche a metodi tracciabili, incassando migliaia di euro per mezzo di bonifici bancari e ricariche su carte Postepay, spesso intestate a prestanome o a familiari degli acquirenti.

Il feroce recupero crediti

Accanto al mercato della droga, un aspetto più crudo e allarmante dell’indagine è rappresentato poi dall’inaudita ferocia che sarebbe stata usata per recuperare i crediti insoluti.

Le investigazioni avrebbero fatto emergere un clima di autentico terrore culminato in un grave episodio di estorsione (riconosciuto e contestato formalmente nell’ordinanza di oggi), che avrebbe costretto un debitore a consegnare il suo smartphone di ultima generazione, del valore di circa 600 euro, come pagamento forzoso.

I vertici della rete, per costringere i clienti insolventi a saldare i loro debiti di droga, non avrebbero esitato a fare leva in modo subdolo sugli affetti familiari o a esplodere in aggressioni verbali spietate.

Le minacce intercettate

Alcune frasi intercettare dagli investigatori restituirebbero appieno la caratura criminale degli indagati, ad esempio: “Guarda, 330 euro te li lasci – gli ho detto – non li voglio, te li regalo, credimi!… che nemmeno li calcolo questi… non mi guardare però – gli ho detto – che ti piglio e ti spacco tutte le ossa… con me tu hai finito – gli ho detto io – vai vai passeggia!”.

La pressione psicologica sarebbe anche sfociata regolarmente in minacce di morte esplicite: “Stasera ci devi dare i soldi sennò ti ammazziamo di botte […] e può venire anche il Padre Eterno… voglio i soldi stasera e basta!”.

L’indagine

L’indagine è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia dei Carabinieri di Gioia Tauro e coordinata da Santo Melidona, Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Palmi, diretta dal procuratore Emanuele Crescenti.

L’operazione è stata eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro con il supporto dei colleghi delle Compagnie di Rende e Taurianova e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”.

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