«I dati del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e della Polizia di Stato non devono solo indignare. Devono far riflettere su come affrontiamo la sicurezza sul lavoro», è quanto afferma Fabio Tomaino, Segretario Confederale Regionale Confial Calabria.
«Da anni, dopo ogni infortunio grave o morte, tornano le stesse parole: cordoglio, solidarietà, prevenzione. Tutto giusto, ma non basta. La sicurezza si difende prima delle tragedie, con prevenzione vera, formazione, controlli e denunce. Questa responsabilità riguarda tutti: istituzioni, imprese, organi di controllo, ma anche il sindacato, che non può limitarsi a commentare i problemi. Deve mettersi in mezzo tra chi mette a rischio la vita e chi la rischia ogni giorno lavorando» prosegue.
«Lavoro nero, irregolarità, violazioni delle norme sulla sicurezza sono emergenze sociali del nostro territorio. Servono più ispettori, ma il sindacato non può essere spettatore passivo. Deve tornare il presidio di tutela ogni volta che vengono segnalati rischi. Quando i lavoratori segnalano ambienti insicuri, esiste uno strumento che non può essere ignorato: la denuncia all’Ispettorato del Lavoro, Asp, Prefettura, Questura, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco e Procura» sottolinea il segretario.
Tomaino racconta che Confial ha segnalato situazioni critiche in aziende come L.U.O.Srl e Konecta per la digitalizzazione sanitaria, e in aziende di raccolta rifiuti come TLZ a Cirò Marina. «Troppe volte queste segnalazioni si sono scontrate con indifferenza e silenzio. Non si tratta di rivendicare meriti, ma di svolgere il ruolo che un’organizzazione sindacale dovrebbe avere. Ignorare una criticità o scegliere il silenzio non elimina il problema, ma rischia di renderlo più pericoloso».
«Prima di commentare le tragedie, dovremmo chiederci se abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per evitarle. Sulla sicurezza il silenzio pesa troppo. Non servono solo parole dopo una tragedia. Servono coraggio, prevenzione, controlli e denunce prima che il danno diventi irreversibile» conclude infine.




























