Draghi: “Ue investa 100 miliardi nell’Intelligenza Artificiale”

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(Adnkronos) –
Cento miliardi per l’Intelligenza Artificiale. Mario Draghi scuote l’Ue sul tema dell’AI nel suo discorso all’Eth di Zurigo per l’anniversario del ciclo di conferenze della Banca nazionale svizzera in onore di Karl Brunner. “L’Ue ospita meno del 5% della capacità di calcolo per l’AI a livello mondiale. Un recente studio stima che aumentare questa quota al 15% entro il 2030, grosso modo in linea con il peso dell’Ue nell’economia mondiale, richiederebbe circa 1.300 miliardi di euro di investimenti. La quota del settore pubblico necessaria per operare il de-risking di questo investimento, stimata in circa 100 miliardi di euro, è la candidata ideale per essere finanziata attraverso il bilancio dell’Ue”, dice Draghi evidenziando che “anche l’intero importo assorbirebbe solo il 5% circa del prossimo bilancio, attualmente in fase di negoziazione, e alleggerirebbe i bilanci nazionali mentre sono in fase di consolidamento. Questa cifra è ampiamente alla portata”. 

La capacità dei governi di attuare il consolidamento dipende dalla crescita, e una mano la può dare l’AI, aggiunge Draghi. “Delle due forze che guidano il debito, il tasso di interesse viene sempre più determinato al di fuori dell’Europa. La crescita è l’unica su cui l’Europa può ancora incidere”. “Mezzo punto percentuale di crescita aggiuntiva all’anno, sostenuto fino al 2040, accompagnato dal risparmio di parte delle entrate extra, porterebbe l’Europa a compiere circa un terzo del percorso verso una traiettoria del debito sostenibile. Lo sforzo rimanente sarebbe a quel punto vicino a ciò che l’Europa è già riuscita a gestire in passato. Una crescita di questa entità è alla portata. Una rapida adozione dell’Ai potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali alla crescita della produttività totale dei fattori nel prossimo decennio, e le riforme nazionali unitamente a quelle del mercato unico potrebbero aggiungere all’incirca un altro mezzo punto percentuale all’anno”, spiega. 

“Le riforme sovranazionali sono diventate la leva più importante per la crescita. Un piano dettagliato per realizzare queste riforme è stato delineato nel rapporto sulla competitività dell’Europa, e gran parte di esso si trova ora nella roadmap congiunta dell’Ue. La prima cosa che dobbiamo fare è implementare quella roadmap”, il monito lanciato dall’ex presidente del Consiglio, che ricorda come la politica monetaria sia al centro del futuro della competitività europea: un puntello per le imprese che va completato con il completamento del mercato unico. 

Secondo Draghi la roadmap “consentirà anche di finanziare gli investimenti di cui l’Europa necessita nella tecnologia, nell’energia pulita e nella difesa, in un momento in cui le finanze pubbliche sono sotto pressione”. Il completamento del mercato unico e dell’unione dei mercati dei capitali “aumenterebbe il rendimento sul capitale in Europa, che per le grandi aziende europee è inferiore di circa un quinto rispetto agli Stati Uniti”, dice. “Unitamente a una politica monetaria che mantenga i tassi a un livello non superiore al necessario, ciò consentirebbe al settore privato di farsi carico di una quota maggiore degli investimenti”. 

Una banca centrale “può mantenere stabile la moneta solo se i governi tengono sotto controllo il loro debito. Ciò che è cambiato è il modo in cui tale condizione può essere soddisfatta. Un impianto fiscale non può riuscirci da solo in presenza di una crescita debole. Più ci si spinge in là con l’integrazione, più saldamente la crescita riuscirà a mantenersi al di sopra dei tassi di interesse e meglio la banca centrale sarà isolata dalle pressioni politiche”, ha detto Draghi. “Una generazione fa, l’Europa si è data una costituzione monetaria che da allora ha retto ad ogni crisi. Essa si fonda su una banca centrale indipendente con una chiara priorità per la stabilità dei prezzi e sulla disciplina di bilancio. Questo impianto rimane quello corretto. Ma affinché la costituzione perduri, i legislatori a livello nazionale ed europeo devono ora assumersi la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell’Unione. Se lo faranno, metteranno l’Europa sulla strada per rinnovare se stessa”. 

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