Reggio, Giornata Mondiale della Salute Mentale sul tema “Ascoltare le esperienze vissute”

in Saluteprovincia di Reggio Calabria
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Oggi 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il tema scelto è ascoltare le esperienze vissute, restituendo spazio a voci vere per generare un vero cambiamento. È una riflessione che fa fermare a pensare, soprattutto negli ultimi anni, portando a chiedersi se oggi vi sia ancora qualcuno realmente disposto ad ascoltare. Viviamo in un tempo in cui tutto sembra scorrere via troppo in fretta per lasciare un segno duraturo: sfuggono i legami, sfumano le promesse e perfino il dolore degli altri passa inosservato. In questa riflessione non servono numeri, dati o statistiche, ma è fondamentale soffermarsi sulle persone: quelle che aspettano una risposta e quelle che dovrebbero darla.

La responsabilità smarrita delle istituzioni

La politica, quando è fatta di persone, può ammalarsi. Non si parla di patologia come insulto, ma come diagnosi esistenziale precisa. Nel suo scopo più alto e nobile, la politica dovrebbe essere il luogo in cui una comunità si prende cura di sé stessa, ma oggi quel senso primario si è smarrito. La patologia non è la politica in sé, quanto la perdita della capacità di restare dentro una relazione di responsabilità continuativa. È l’abitudine a rimandare, a scaricare su un altro ufficio, un’altra regione o un altro governo quello che andrebbe affrontato subito. Si tratta di una perdita che somiglia, per chi svolge il lavoro clinico, a quella di chi smette di fidarsi del mondo, con la differenza che qui non accade nella mente di una sola persona, ma nel tessuto stesso della cosa pubblica.

La salute mentale al centro della comunità

La salute mentale deve stare al centro delle priorità di una società, eppure lo si vede ogni giorno nei piccoli gesti di indifferenza che si ripetono. Dove nessuno si sente più responsabile di nessuno, la fragilità di una persona resta sola, e una comunità che lascia sole le sue persone fragili scopre di essere fragile a sua volta. Questi concetti non sono frutto di un’elaborazione teorica astratta o filosofica, ma nascono sul campo, dove la vita di molte persone non riesce più a trovare la sua Itaca. La salute mentale riguarda tutti, dai figli ai genitori, e comprende ogni ambito sociale, anche se questo viene spesso dimenticato non appena si spengono i riflettori. La vera fatica è far capire che la salute mentale non è un argomento per soli addetti ai lavori, ma un filo invisibile che sostiene la tenuta di una comunità intera.

Un filo teso nel silenzio quotidiano

Quando questo filo si spezza, non lascia cadere solo chi lavora nei servizi, chi assiste un familiare fragile o chi tenta di restare accanto a chi soffre. Lascia cadere tutti, perché nessuna comunità regge a lungo se smette di prendersi cura di chi ha smarrito la rotta. Oltre le cerimonie di rito e le luci colorate accese sui palazzi, la speranza reale non va riposta negli eventi, ma in chi continua silenziosamente a tendere quel filo anche quando nessuno guarda e nessuna istituzione risponde. La possibilità di un cambiamento vero risiede nel richiamare chi ha chiamato, nello spiegare due volte la stessa cosa e nel non lasciare mai solo un familiare in difficoltà.

L’insegnamento che lasciamo al futuro

Nessuno nasce sapendo prendersi cura dell’altro: si impara da chi ci sta intorno, da come siamo stati trattati nei momenti di fragilità e da ciò che una comunità mostra di fare davanti a chi è in difficoltà. Anche chi governa porta nelle proprie decisioni quello che ha visto fare. Per questo la responsabilità che manca nelle istituzioni non è un guasto che si ripara semplicemente con una norma, ma qualcosa che la comunità deve ricominciare a trasmettere. Si riparte da come si trattano i più fragili, perché è lì che i più giovani imparano quanto vale una persona. Ogni comunità educa, anche quando non lo vuole, e la vera domanda da porsi è cosa stiamo insegnando oggi a chi ci guarda.

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