Autonomia differenziata, Druetti e Giandoriggio (Possibile): Paese a due velocità, Occhiuto dia risposte

in Politicaprovincia di Calabria
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L’approvazione delle intese sull’autonomia differenziata con le Regioni del Nord ha riacceso lo scontro politico. Francesca Druetti, segretaria nazionale del partito Possibile, ha contestato l’accelerazione dell’esecutivo sostenendo che “il Governo accelera sulle nuove competenze alle Regioni più forti, mentre restano aperti i nodi della spesa storica, del riequilibrio delle risorse e delle garanzie per il Mezzogiorno”.

Le richieste per la Calabria

La dirigente si chiede “quanto questa fretta risponda alle esigenze del Paese e quanto alla volontà di accontentare un partito di maggioranza che sull’autonomia ha costruito la propria battaglia”, ribadendo che “non possiamo accettare un’Italia a due velocità, in cui l’accesso ai diritti dipende dalla ricchezza del territorio”.

A livello locale la dura presa di posizione trova immediata continuità nelle parole di Silvia Giandoriggio, portavoce di Calabria Possibile, la quale sottolinea che “i calabresi pagano già il prezzo di mobilità sanitaria, carenza di personale e servizi sempre più deboli nelle aree interne”.

Il centro della contestazione riguarda la gestione delle tutele per i cittadini calabresi e il silenzio del presidente Roberto Occhiuto. La portavoce interroga la presidenza regionale: “Come mai il presidente Occhiuto, lo stesso che nel 2024 chiedeva una moratoria fino al superamento della spesa storica, non ha preso posizione? Cosa è cambiato? Quali garanzie ha ottenuto per la Calabria? Il presidente della Puglia, Antonio Decaro, ha già annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale. Occhiuto no?”.

> Silvia Giandoriggio

L’invito alla chiarezza

La richiesta finale dei rappresentanti del movimento politico si concentra su un confronto istituzionale trasparente in sede consiliare. Possibile sollecita l’intervento del governatore per far chiarezza sulle prossime azioni concrete da intraprendere.

In una nota condivisa, Francesca Druetti e Silvia Giandoriggio sostengono con fermezza che “chi guida una Regione deve difenderne i diritti anche quando ciò significa dissentire dalla propria maggioranza nazionale”.

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