La Biblioteca Pietro De Nava si prepara a ospitare un pomeriggio denso di storia. Domani, giovedì 14 maggio, alle 17, l’atmosfera si accenderà per celebrare il centocinquantesimo anniversario della nascita di Filippo Tommaso Marinetti, l’uomo che scosse le fondamenta della cultura italiana. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra l’Associazione Culturale Anassilaos, il Cis Calabria e la Biblioteca, vedrà come protagonista il professor Antonino Romeo. Saranno presenti anche Daniela Neri, Rosita Loreley Borruto e Stefano Iorfida, pronti a indagare quel legame viscerale e complesso che unì l’avanguardia artistica al potere politico.

Il genio del nazionalismo
Marinetti non fu solo un artista, ma un instancabile banditore del Futurismo. La sua visione era impregnata di un nazionalismo esasperato che metteva l’Italia al di sopra di ogni cosa.
“Italia sovrana assoluta. La parola Italia deve dominare sulla parola Liberta” scriveva nel 1915. Questa sua ossessione lo portò a rifiutare collaborazioni europee, temendo di annacquare l’identità del movimento, col rischio di chiuderlo in un orizzonte puramente nazionale.
Per lui, il genio creatore e l’impeto degli italiani erano doti insuperabili, una forza che doveva manifestarsi tanto nelle lettere quanto nelle trincee.
Dissenso e propaganda
Non tutti condividevano questo isolazionismo. Umberto Boccioni, scrivendo a Carlo Carra, ammetteva il valore dei colleghi francesi come Picasso, pur sperando di superarli.
Ma per Marinetti l’arte doveva servire la guerra. “Lasciamo da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre!” esortava i suoi compagni, invitandoli ad ammirare solo la musica dei colpi d’artiglieria.
L’intellettuale che non offriva la vita per la patria meritava solo disprezzo, poiché la creazione artistica doveva coincidere con l’eroismo fisico.

Tra accademia e regime
Il cammino del movimento si intrecciò inevitabilmente con il fascismo, a cui il Futurismo regalò simboli e linguaggi. Eppure, rimase una tensione tra la spinta rivoluzionaria e i compromessi del regime.
Sebbene Marinetti si oppose al Concordato, finì per indossare la divisa dell’Accademia d’Italia, la stessa istituzione che un tempo aveva aspramente combattuto, segnando il passaggio definitivo dal sogno ribelle alla realtà istituzionale.































