Inchiesta Ducale, Cassazione dice no ad arresto esponenti Pd e FdI
Confermando la decisione assunta nei mesi scorsi dal Tribunale del Riesame, la Corte di Cassazione ha respinto anch’essa il ricorso con cui la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha chiesto l’arresto di due esponenti politici (QUI), uno del Pd e l’altro di Fratelli d’Italia.
Si tratta rispettivamente del consigliere comunale dem Giuseppe Sera (60 anni), e del consigliere regionale Fdi Giuseppe Neri (53). Entrambi sono rimasti coinvolti nella nota inchiesta “Ducale” (QUI) con cui la Dda dello Stretto ha inferto un duro colpo alla cosca degli Araniti di Sambatello.
Nell’ambito dell’inchiesta, che risale al giugno dell’anno scorso, la Procura reggina contestava ai due politici lo scambio elettorale politico-mafioso (QUI) ma il Gip, allora, aveva però rigettato la richiesta di arresto, decisione avverso la quale la stessa Procura aveva subito annunciato di volere appellarsi.
La Dda ipotizza in particolare che Sera (difeso dall’avvocato Sergio Laganà) sia stato appoggiato dagli Araniti alle elezioni comunali del 2020; quanto a Neri (difeso dagli avvocati Nico D’Ascola e Antonino Curatola) si contesta un presunto condizionamento, in alcuni seggi, delle consultazioni per il rinnovo del Consiglio Regionale nel 2020 e nel 2021 e del Consiglio Comunale di Reggio Calabria nel 2020.
La Suprema Corte, poi, ha confermato la sentenza del Riesame rigettando l’appello della Procura nei confronti di Domenico Araniti, ritenuto il boss dell’omonima cosca, e del genero, Daniel Barillà (difesi entrambe dagli avvocati Giovanna Araniti e Marco Gemelli).
Per Araniti, che è già detenuto per associazione mafiosa, se ne era chiesto l’arresto pure per lo scambio elettorale politico-mafioso, rigettato poi dal gip e dal Riesame.
Stesso reato contestato a Barillà, considerato l’anello di congiunzione tra i politici e il clan, e per il quale la misura cautelare era stata richiesta e rigettata anche per l'associazione mafiosa.