‘Ndrangheta. Seminara, la Dia sequestra beni per 5 milioni di euro

Reggio Calabria Cronaca

La Divisione investigativa antimafia di Reggio Calabria ha sequestrato beni per un valore di 5 milioni di euro ad una persona ritenuta appartenente alla ‘ndrangheta di Seminara.

I sigilli sono stati posti ad aziende operanti nel settore olivicolo, a numerosissimi appezzamenti di terreno e diversi fabbricati. Il sequestro fa seguito ad una proposta di applicazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale formulata dalla Procura Distrettuale.

08:25 | GIOFFRE’ CONSIDERATO “BOSS” DEL CLAN DI SEMINARA

Il decreto di sequestro è stato emesso nei confronti di Rocco Antonio Gioffrè, 76enne di Seminara e deceduto nel gennaio 2011 che, secondo gli inquirenti, sarebbe a capo dell'omonima consorteria mafiosa operante nel comprensorio di Seminara. Nel sequestro del patrimonio figurano in particolare: due ditte individuali operanti nel settore delle colture olivicole con sede in Seminara; circa 170.000 mq di terreno agricolo suddiviso in 34 appezzamenti, in Seminara, quasi tutti coltivati ad uliveti; 5 fabbricati siti in contrada Santa Venera di Seminara; un frantoio con linea completa automatizzata per la macina delle olive; aiuti pubblici al reddito degli agricoltori (c.d. "titoli") erogati dall'A.R.C.E.A per un valore complessivo di euro 58.253,581.

Gioffrè più volte è stato destinatario di misure di prevenzione personale. Dal 1959 gli veniva irrogata dal Questore di Reggio Calabria la prima diffida a tenere una buona condotta, a cui ne seguiva subito un'altra nel 1962 mentre l'anno successivo il Tribunale di Reggio Calabria lo sottoponeva a 2 anni di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Monteroduni. E ancora, nel 1971 il Tribunale di Reggio Calabria gli applicava la sorveglianza speciale per la durata di due anni con obbligo di soggiorno nel comune di Lampedusa,isola di Linosa. Nel novembre 2010 il Tribunale reggino gli irrogava una ennesima misura di sorveglianza speciale per la durata di 5 anni con l'obbligo di soggiorno che non veniva scontata essendo deceduto nel carcere di Messina dove stava espiando una pena di 7 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso ed altro. La Sez. Mis. di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria evidenziava nel provvedimento infliggente l'ultima misura personale del 2010, che alla luce dei fatti emersi dalle due operazioni di polizia giudiziaria condotte entrambe dall'Arma dei Carabinieri, che Gioffrè fosse individuo socialmente pericoloso in quanto gravemente indiziato di essere a capo dell'omonimo gruppo mafioso. In una delle due operazioni risultò essere l'organizzatore di una serie di attività volte a condizionare la competizione elettorale per l'elezione a sindaco del comune di Seminara al fine di trarne vantaggi economici per la cosca di appartenenza. Inoltre Gioffrè partecipava - in qualità di mediatore tra i gruppi contrapposti della faida di San Luca, quello dei Pelle-Vottari e quello dei Nirta-Strangio - al summit di 'ndrangheta tenutosi il 13 settembre 2007 a Polsi, come referente di Seminara. Le condanne inflitte sono state successivamente confermate nell'aprile dello scorso anno in sede di giudizio d'Appello. Nell' altra operazione, le indagini, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria, avevano altresì aperto uno squarcio sulla faida di Seminara. A seguito del tentato omicidio di un appartenente alla propria cosca Gioffrè avrebbe convocato una riunione dei suoi sodali per pianificare una violenta reazione nei confronti della cosca rivale.

Dalle indagini patrimoniali, delegate dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, sulla scorta di laboriosi accertamenti sviluppati dal Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria è stata accertata l'esistenza in capo a Gioffrè ed ai suoi familiari e conviventi di una sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto. (Agi)