I dati ufficiali parlano di 118 casi censiti fino all’anno 2021; i primi risalgono al 2001 anche se i numeri relativi al 2020-2021 sono ancora incompleti. Parliamo dell’incidenza del mesotelioma in Calabria, tumore raro e aggressivo che va a colpire le membrane sierose (la pleura dei polmoni e il peritoneo), e causato principalmente dall’esposizione all’amianto, caratterizzandosi per una latenza che va dai 30 ai 50 anni.
Il censimento Ona
Il dato emerge dal censimento effettuato dall’Ona e presentato stamani, nella Cittadella di Catanzaro, nel corso della prima convention regionale promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto, evento dedicato in modo organico alla salute ambientale.
Patrocinato dalla Regione Calabria, dall’Arpacal e dall’Ordine dei Medici del capoluogo, l’iniziativa ne ha voluto promuovere un approccio stabile e multidisciplinare rafforzando nel contempo il dialogo tra istituzioni e comunità scientifica per la tutela del diritto alla salute.

La punta dell’iceberg
Tornando ai numeri del tumore in Calabria, forniti dal Renam, il Registro Nazionale dei Mesoteliomi, e dal Cor, il Centro Operativo Regionale, secondo quanto ha spiegato nel corso della mattinata il presidente Ona, Ezio Bonanni, rappresenterebbero solo una parte del problema.
“Il mesotelioma – ha sottolineato Bonanni – è infatti la ‘punta dell’iceberg’ di un insieme molto più ampio di patologie asbesto-correlate, che comprendono anche tumori del polmone, della laringe, dell’apparato gastrointestinale e delle ovaie, oltre ad asbestosi e malattie pleuriche.
Il presidente, affrontando il tema dell’impatto sanitario dell’amianto e degli altri agenti cancerogeni ambientali, si è soffermato anche sulle criticità dei dati epidemiologici disponibili, sulla sottostima delle patologie asbesto-correlate e sulla necessità di rafforzare la sorveglianza sanitaria, il censimento dei siti contaminati e le politiche di bonifica.
I casi per provincia
Ma Bonano ha evidenziato anche una sottostima del fenomeno: “alle segnalazioni ufficiali – ha spiegato – si affiancano oltre 500 casi di mesotelioma diagnosticati fuori regione, legati alla mobilità sanitaria; e numerosi casi non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza”.
Il numero reale dei casi di mesotelioma in Calabria, dunque, supererebbe le 600 unità negli ultimi 32 anni, ovvero dal 1993 al 2025.
Quanto invece alle stime per provincia, si calcolano, nell’ordine, tra i 190 e i 210 casi nel Cosentino, tra i 160 ei 180 nel Reggino, tra i 90 ei 110 nel Catanzarese; tra i 70 ei 90 nel Crotonese, e tra i 40 ei 55 casi nel Vibonese.
Le esposizioni sono legate principalmente ai settori della edilizia, delle ferrovie, del comparto marittimo, delle infrastrutture pubbliche e, per Crotone, al polo chimico industriale.

L’intero spettro
Se si considera poi l’intero spettro delle patologie riconosciute – ovvero tumori, asbestosi e malattie pleuriche – le stime complessive, sempre tra il 1993 e 2025, indicano invece circa 1.000 casi totali nel Cosentino; 730 nel Reggino; 380 nel Catanzarese; 800 nel Crotonese (con ulteriore aggravio dovuto al sinergismo con altri cancerogeni presenti nel Sin); e 230 nel Vibonese.
Va ricordato come il mesotelioma presentai un indice di mortalità a 5 anni pari al 93%, rendendo il quadro sanitario particolarmente grave.
Un carico sottostimato
Bonanni ha anche evidenziato che vi sono delle difficoltà operative del Cor Calabria, e cioè: un incompleto censimento dell’amianto sul territorio; la mobilità sanitaria passiva, che sottrae casi alla registrazione regionale; l’impossibilità di intercettare in modo sistematico tutte le patologie asbesto-correlate, non solo il mesotelioma; e la mancata integrazione del ruolo del sinergismo con altri cancerogeni ambientali.
In conclusione, il carico sanitario reale delle patologie asbesto-correlate nella nostra regione è ampiamente sottostimato rispetto ai dati ufficiali ed i numeri disponibili devono essere letti come indicatori minimi, non come una fotografia completa della realtà.

Gli ospiti ei contributi
L’iniziativa si sarebbe dovuta aprire con i saluti del governatore Roberto Occhiuto, assente per altri impegni istituzionali: in sua vece è intervenuto l’Assessore all’Istruzione, Sport e Politiche Giovanili, Euralia Micheli.
Sin Crotone e incidenza tumori, Ona: “quadro epidemiologico ben più grave”
Montilla ha illustrato i modelli avanzati di oncologia ambientale orientati alla prevenzione, alla valutazione degli effetti biologici delle esposizioni croniche e alla presa in carico sanitaria degli esposti, in coerenza con gli indirizzi europei in materia di prevenzione oncologica.
Sono poi intervenuti, tra gli altri Wanda Ferro (Sottosegretario al Ministero dell’Interno, in collegamento), Michelangelo Iannone (Dg dell’Arpacal), Paola Vegliantei (Presidente Accademia della Legalità), Gianfranco Filippelli (oncologo dell’Asp di Cosenza, in collegamento), Orlando Amodeo (epidemiologo, Primo Dirigente Medico della Polizia di Stato), Antonio Pileggi (Ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Roma Tor Vergata).
Ed ancora, Salvatore Procopio (referente del Laboratorio fisico dell’Arpacal), Massimo Alampi (coordinatore di Ona Reggio Calabria), Giuseppe Infusini (Ona Cosenza), Marisa Macrina (neuroanestesista terapia intensiva, già responsabile trapianti d’organo Regione Calabria), Antonio Carmine Sangiovanni (Coordinatore Ona Alto Tirreno Cosentino).
Infine, Salvatore Siviglia (Capo dipartimento Ambiente Regione Calabria), Federico Tallarigo (Direttore dell’Uoc di Anatomia patologica, dell’Asp di Crotone e direttore scientifico del Cor Calabria), e Renata Tropea (Dirigente medico al pronto soccorso di Lamezia Terme).






























