Sin Crotone e incidenza tumori, Ona: “quadro epidemiologico ben più grave”

in Saluteprovincia di Crotone
00:00 00:00

Nei Sin di Crotone siamo di fronte a un modello avanzato di oncologia ambientale, con un’esposizione cronica a metalli e residui industriali che ha inciso direttamente sui processi biologici delle persone”. È quanto ha affermato Pasquale Montilla, oncologo e responsabile scientifico dell’Ona, nel corso della convention dello stesso Osservatorio Nazionale Amianto, tenutasi stamani alla Cittadella regionale di Catanzaro.

La preoccupazione

Nel corso della mattinata, il contesto del Sin pitagorico – ancora gravato da ritardi nelle bonifiche – ha destato particolare preoccupazione.

La presenza diffusa di amianto, la lunga latenza delle malattie e le difficoltà di sorveglianza rendono il carico sanitario reale molto più elevato di quello che emerge dai dati ufficiali”, è stato sottolineato.

Secondo le stime dell’Ona, difatti, considerando tutte le patologie asbesto-correlate – dai tumori del polmone, della laringe, dell’ovaio e dell’apparato gastrointestinale fino alle asbestosi e alle malattie pleuriche – “il quadro epidemiologico è ben più grave, richiede risposte immediate”.

Amianto e tumori. Dati Ona impietosi: in Calabria oltre 600 casi

Le analisi biologiche

Montilla, nella sua relazione, ha quindi approfondito proprio il ruolo dei Siti di Interesse Nazionale, con particolare riferimento a quello crotonese, come noto interessato da un’importante opera di bonifica.

Il modello sviluppato dall’Ona – ha puntualizzato l’oncologo – supera la sola lettura epidemiologica consentendo di passare dai dati statistici alla misurazione diretta degli effetti biologici delle esposizioni, “entrando finalmente nel corpo del paziente attraverso analisi biologiche avanzate che rivelano una pressione tossica sistemica e persistente”.

L’obiettivo è di non limitarsi alle stime ambientali, ma di far emergere gli indici di rischio onco-tossicologico da bioaccumulo da cancerogeni di produzione industriale, “che consentono di anticipare la malattia, intervenendo prima che l’alterazione biologica diventi patologia conclamata”.

Un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dalla sola denuncia del danno alla presa in carico clinica degli esposti, in linea con gli indirizzi europei del Beating Cancer Plan”, ha aggiunto Montilla.

> Pasquale Montilla

Una nuova frontiera

A Catanzaro, dunque, oggi si è raccontata non solo e semplicemente una storia di inquinamento, ma si è voluta definire una svolta epocale per la salute pubblica.

Il Sin di Crotone non è stato più descritto solo come un sito industriale contaminato, ma come un ecosistema dove radiazioni ionizzanti e residui fosfatici hanno generato una pressione epigenomica pluridecennale.

In questo contesto, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha quindi proposto un sistema di oncologia ambientale di precisione, con l’obiettivo di superare la vecchia visione dei cluster epidemiologici e anticipare potenziali biotraiettorie.

Per dirla un po’ più semplice, nel Crotonese la biologia umana si scontra con una biosfera contaminata, creando quella che gli esperti definiscono una “infrastruttura oncogena a impronta metallica”.

La firma molecolare

Come ha spiegato Montilla, si è pertanto di fronte a una firma molecolare oncologica persistente: gli agenti chimici non si limiterebbero solo ad inquinare ma programmerebbero vere patologie attraverso un acceleratore di instabilità molecolare.

Questo nuovo dominio dei tumori metallo-correlati, per essere decifrato correttamente, richiede delle tecnologie integrate, come l’esposomica computazionale e la tossicogenomica multilivello.

Mentre studi fondamentali come il Progetto Sentieri hanno documentato eccessi di rischio collettivi, il modello dell’Ona – come anticipavamo – entra direttamente nel corpo del paziente.

“Ubi corpus, ibi veritas” è il principio che guida questa nuova fase: la prova più alta non è un grafico statistico, ma la misura biologica individuale.

Oltre l’epidemiologia

L’associazione ha scelto di trasformare la sofferenza in domanda scientifica, offrendo dignità ai pazienti che chiedono di conoscere l’origine del proprio male attraverso valutazioni complesse e laboratori accreditati.

Il cambio di paradigma avviene quando si passa dalla stima ambientale alla misura biologica diretta. Attraverso lo Slope Cancer Factor, la scienza non si limita a verificare se una soglia è stata superata, ma calcola di quanto cresce il rischio oncologico per ogni unità di dose efficace.

Non è allarmismo, ma oncologia basata sulla misura. Come ricordato dai maestri del settore – tra cui il professor Lorenzo Preda dell’Istituto Tumori di Milano e Arnaldo Capelli del Policlinico Gemelli – “nei corpi si trova la verità finale: i cancerogeni, se cercati con rigore, lasciano tracce indelebili che la medicina moderna ha finalmente il dovere di leggere”, ha concluso Montilla.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.