Ansia e il giudizio sociale: Demetra ascolta la voce di 600 giovani

in Attualitàprovincia di Catanzaro
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Le aule scolastiche si trasformano spesso in amplificatori di ansie e paure profonde per le nuove generazioni. Durante l’anno scolastico 2025-2026 un’iniziativa speciale ha cercato di spezzare questa tensione accumulata. Il progetto denominato Respiriamo in Rete, ideato e realizzato dal Centro Anti Violenza Demetra di Lamezia Terme, ha offerto una boccata d’aria fresca a circa 600 studenti del territorio.

I ragazzi respirano insieme

L’intervento ha coinvolto attivamente dodici Istituti Comprensivi dislocati tra le province di Catanzaro e Crotone, portando psicologi ed educatori direttamente a contatto con i ragazzi.

Le operatrici specializzate della struttura hanno guidato gli alunni in un percorso di riflessione profonda sui propri stati d’animo. L’obiettivo principale è stato quello di creare uno spazio sicuro dove ognuno potesse finalmente esprimersi senza il timore di essere giudicato dai compagni o dagli adulti.

Un ponte di consapevolezza

Le attività sul campo hanno rivelato una realtà complessa e ricca di sfumature emotive finora sommerse. «Con il progetto Respiriamo in rete, sostenuto dalla regione Calabria in accordo con l’ufficio Scolastico Regionale abbiamo attivato una rete di consapevolezza reciproca partendo dal gesto più naturale e vitale: respirare» spiega con soddisfazione Francesca Fiorentino, presidente dell’associazione Mago Merlino, l’ente capofila del partenariato del centro antiviolenza.

Gli incontri ravvicinati hanno permesso di raccogliere elementi preziosi sulla reale condizione esistenziale degli adolescenti di oggi. L’equipe di professionisti ha messo a disposizione strumenti comunicativi mirati per raccogliere le confidenze e i bisogni dei giovani.

Da questa esperienza nasce la certezza di aver tracciato una strada efficace sia per la crescita dei ragazzi sia per l’arricchimento degli stessi operatori sociali coinvolti.

Il peso delle parole

I laboratori hanno fatto emergere in modo prepotente i nodi cruciali del disagio giovanile contemporaneo. Tra i banchi di scuola si è parlato apertamente di ansia da prestazione, paura del fallimento, isolamento e della piaga del body shaming.

Molti adolescenti provano vergogna per la propria immagine corporea a causa di una società che esalta l’apparenza visiva. Gli studenti hanno riflettuto su come alcune frasi quotidiane possano ferire e togliere letteralmente il respiro alle persone. Espressioni negative e taglienti distruggono l’autostima, mentre parole di conforto riescono a ricostruire la fiducia perduta.

«Dal confronto è emerso anche un dato importante: i giovani possiedono strumenti di resilienza spesso sottovalutati» conclude Francesca Fiorentino evidenziando la capacità dei ragazzi di superare le barriere del silenzio e dell’isolamento attraverso l’amicizia e il sostegno reciproco.

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