Si accende il confronto tra il Comune di ReTutte le Notizieggio Calabria e l’associazione “Dacci una Zampa Ets” in merito alla gestione del volontariato all’interno del canile comunale di Mortara. Con nota protocollata, il Settore Ambiente dell’ente, ha risposto alla richiesta di stipula di una convenzione avanzata dall’organizzazione, definendo la presenza dei volontari all’interno della struttura come “sine titulo” e in “status di irregolarità”.
La risposta dell’associazione
Una definizione che l’associazione respinge con fermezza, ricostruendo i fatti documentati degli ultimi dieci anni. “Dal 2017 al 14 gennaio 2026, il canile di Mortara è stato sottoposto a sequestro giudiziario. In questo periodo, abbiamo operato all’interno della struttura con autorizzazione del Gip e del custode giudiziario, garantendo la cura e il benessere degli animali presenti” hanno precisato i membri di Dacci una Zampa.
“In tutto questo arco temporale l’Amministrazione comunale non ha mai provveduto all’invio di personale per la pulizia dei box. Le attività di disinfezione e manutenzione ordinaria sono state assicurate quotidianamente esclusivamente da noi. Un impegno che – ha continuato l’associazione – ha portato a risultati concreti: 306 cani salvati e dati in adozione, tutti regolarmente censiti, microchippati e seguiti con controlli pre e post affido, con costi sostenuti interamente dai volontari“.
La richiesta di convenzione
“A partire dal mese di marzo scorso, abbiamo richiesto al Comune la stipula di una convenzione, per continuare l’attività in un quadro di piena legittimità e senza oneri per l’Ente. Tuttavia, alla data del 29 aprile, la richiesta ha ricevuto esito negativo. Nel frattempo, continuiamo a garantire quotidianamente i servizi essenziali all’interno del canile” sottolineano inoltre.
Nella stessa comunicazione, il Comune ha inoltre dichiarato di essersi attivato con altre associazioni per le adozioni. Su questo punto, “Dacci una Zampa” evidenzia di non aver ricevuto alcuna informazione in merito ai soggetti coinvolti né alle modalità operative previste.
“Non chiediamo fondi né incarichi – concludono i volontari – ma il riconoscimento legale di un’attività svolta per dieci anni con autorizzazione dell’autorità giudiziaria, nell’interesse esclusivo degli animali”.




























