Annullata in secondo grado l’intimazione al pagamento di oltre 1,4 milioni di euro a carico di Domenico Fraone (54 anni), noto commercialista ed imprenditore, ed ex Consigliere della Provincia di Vibo Valentia. L’intimazione di pagamento gli era stata notificata nell’aprile del 2023 con una cartella di pagamento relativa ad un accertamento riferito all’anno d’imposta 2012.
L’avviso d’accertamento
L’avviso di accertamento – spiega il legale di Fraone, l’avvocato Francesco Matteo Bagnato – “si pone in insanabile contrasto con la sentenza irrevocabile ed avente efficacia di giudicato della Corte di Giustizia di secondo grado della Calabria (la n. 34 del 2022, ndr) che per lo stesso anno d’imposta riconosceva un rimborso Irpef di 54.189 euro”.
“Appare del tutto irragionevole – prosegue il difensore – che l’Ufficio di Vibo Valentia, debitore della somma di 54.189 euro con sentenza definitiva nell’anno d’imposta 2012, possa pretendere l’importo di 1.425.264,15 euro per lo stesso anno … e sulla base degli stessi dati contabili, tentando di eludere un giudicato”.
Il Consiglio di Stato
L’avviso era stato emesso personalmente dall’allora direttore dell’Agenzia delle Entrate di Vibo Valentia, che aveva delegato nella fase istruttoria due funzionari.
L’Agenzia delle Entrate, dopo la sua emissione ha rimosso il Direttore dall’incarico in ottemperanza ad una sentenza del Tar per il Lazio, confermata poi dalla Sezione Settima del Consiglio di Stato che hanno annullato la graduatoria concorsuale a seguito della quale l’ex direttore dell’Adr era stato nominato “perché erano stati definiti i criteri di valutazione dei titoli volti ad agevolare alcuni candidati del concorso a svantaggio di altri canditati che avevano i requisiti per la nomina”, sottolinea ancora Bagnato.
La denuncia alla Procura
In sede procedimentale e in autotutela, Fraone aveva sollecitato reiteratamente l’Agenzia delle Entrate ad annullare le pretese, evidenziando queste gravi illegittimità e soprattutto il fatto che l’atto impositivo fosse stato emesso da un soggetto che non avrebbe avuto i requisiti per emetterlo.
La Direzione Provinciale di Vibo dell’Adr, aveva però iscritto le somme nei ruoli straordinari per l’intero importo, intraprendendo delle azioni esecutive di pignoramento e denunciando alla Procura napitina lo stesso commercialista per i reati di turbativa di pubblico servizio, minaccia a pubblico ufficiale e tentata estorsione per avere esercitato il diritto di difesa, chiedendo l’annullamento degli atti. Dalla denuncia ne era scaturito un sequestro poi annullato quest’anno dalla Cassazione.



























