«Gli incendi e le lunghe stagioni di siccità in Calabria stravolgono gli habitat e lasciano la fauna selvatica senza cibo, acqua e rifugi. Situazioni che si prolungano, per gli animali, molto oltre l’emergenza. L’Ispra ha più volte richiamato le Regioni a misure cautelative sulla caccia, citando espressamente la Calabria. Per questo ho presentato una proposta di legge che trasforma quel richiamo in regole precise». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi, che prosegue: «Le misure sono tre. Nelle aree bruciate dal fuoco la caccia resta vietata per venti anni, invece dei dieci fin qui previsti dalla legge nazionale. In caso di siccità severa, rilevata da indicatori ufficiali, l’attività venatoria si sospende su tutto il territorio regionale. Nelle Zone di Protezione Speciale e nelle Zone Speciali di Conservazione della Rete Natura 2000 il divieto è permanente».
«A Roma si procede in direzione opposta. Il ddl 1552, che riforma la legge 157 del 1992, rende consultivo il parere dell’Ispra, apre i calendari venatori anche alle fasi di migrazione e nidificazione ed eleva il cacciatore a gestore della fauna. La gestione della biodiversità passa così dalla scienza a chi caccia» denuncia dunque Laghi. «La Commissione europea ha già segnalato il rischio di violare le direttive Habitat e Uccelli, con possibili procedure di infrazione. I cittadini, da parte loro, hanno le idee chiare: nel recente sondaggio Ipsos Doxa per la Fondazione Capellino, il 91% chiede di non estendere ulteriormente la caccia e il 75% ne vorrebbe l’abolizione o una forte riduzione. In tutto questo i cacciatori sono circa 430mila, meno dell’1% della popolazione. Una stagione venatoria più estesa pesa anche su ambiente e salute. Piombo e altri metalli, plastica delle cartucce, disturbo ad habitat già fragili per i cambiamenti climatici, maggior rischio di zoonosi se capi infetti sfuggono ai controlli sanitari ed entrano nella filiera alimentare».
«Per queste serie di ragioni chiedo al presidente del Consiglio regionale di calendarizzare il testo in tempi brevi e invito la maggioranza a un confronto nel merito, aperto a associazioni ambientaliste e mondo venatorio. La legge non comporta oneri per il bilancio regionale, quindi non esistono ostacoli economico-finanziari per approvarla» ricorda infine Laghi. «Infine sono costretto a denunciare anche il tono offensivo e intimidatorio di attacchi social ricevuti da tutta Italia, certamente sulla base del passaparola, dopo un mio post pubblicato su Facebook, che riportava la mia intervista sul ddl 1552, andata in onda su Tg Leonardo di Rai 3. Un’ulteriore dimostrazione che quella della caccia è una lobby che si muove a comando. È bene che chi è contro questa pratica anacronistica e crudele, che è l’attività venatoria, sappia di essere rappresentato e quali siano, invece, i comportamenti di tanti cacciatori».


























