Da Calabria 14,8 milioni agli armamenti. Tridico: «pagheranno i territori più fragili»

in Politicaprovincia di Calabria
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La Calabria si trova al centro di un acceso dibattito riguardante la gestione dei fondi europei per il periodo 2021-2027. Secondo quanto denunciato da Pasquale Tridico, la regione è tra le sei realtà italiane che hanno deciso di dirottare una parte delle risorse della politica di coesione verso la nuova priorità dedicata alla Difesa. In totale, si parla di 14,8 milioni di euro. A livello nazionale, l’Italia ha riprogrammato oltre 7 miliardi di euro su 35 programmi, destinando complessivamente 248 milioni al comparto militare. In questa speciale classifica delle regioni, la Calabria si posiziona al secondo posto, preceduta solo dalla Sicilia che ha stanziato quasi 200 milioni.

Il perimetro mutato

Il cuore della critica mossa da Tridico non riguarda tanto l’entità economica della cifra, quanto il segnale politico che essa sottende. La politica di coesione è nata storicamente per ridurre i divari territoriali, sostenere le infrastrutture e favorire la coesione sociale.

Tuttavia, con la revisione avviata nel 2025 ed entrata nel vivo nel 2026, questi fondi sembrano cambiare natura. “La politica di coesione nasce per ridurre i divari territoriali e sostenere sviluppo, infrastrutture e coesione sociale”, osserva l’esponente politico, sottolineando come l’apertura a temi di sicurezza e difesa stia modificando in profondità gli obiettivi originari dei finanziamenti comunitari.

Le emergenze irrisolte

La contraddizione appare ancora più marcata se si analizzano le necessità della regione. La revisione di metà periodo era stata inizialmente presentata per rispondere a urgenze concrete: 146 milioni per il ciclo idrico, 111 milioni per l’Housing sociale e oltre 15 milioni per la Protezione civile.

Al contempo, però, sono stati definanziati 87 milioni destinati alla riqualificazione stradale delle aree interne. Per Pasquale Tridico, è paradossale accettare l’ingresso della difesa nello stesso perimetro di fondi mentre si richiamano bisogni storici: “La Calabria ha ancora strade che franano, rubinetti a secco e paesi che si svuotano. I cannoni non riempiono gli acquedotti”.

L’errore strategico

Il caso calabrese si inserisce in un contesto europeo più ampio, dove gli stati membri hanno riprogrammato circa 34,6 miliardi di euro, di cui quasi 12 miliardi per la difesa.

Secondo la denuncia, usare i fondi di coesione per scopi diversi dalla riduzione dei divari è un errore che pagheranno i territori più fragili. Sebbene i 14,8 milioni stanziati dalla Calabria possano sembrare un dettaglio tecnico, essi rappresentano invece la trasformazione di una visione: la coesione non è più l’unico obiettivo, e il rischio è quello di trascurare le infrastrutture essenziali proprio nel momento di massima necessità per colmare il gap con il resto d’Europa.

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