Riceviamo e Pubblichiamo da Eugenio De Rango, già capogruppo del Pd in consiglio comunale a Cosenza.
“Le recenti dichiarazioni del commissario regionale del PD, sen. Musi, sulla fine del commissariamento in Calabria, aprono una nuova fase politica che porta in primis alla celebrazione del congresso regionale e conseguentemente a quelli provinciali e di circolo.
Ripeto quanto già detto in un recente intervento sull’argomento, ossia che, se così non fosse, si verrebbe a creare una situazione antinomica, per la quale, mentre da un lato si certifica la fine del commissariamento del partito in Calabria, dall’altro si avvia la fase congressuale solo per le provincie ed i comuni e non per il livello regionale.
L’antinomia risiede nell’evidente contraddittorietà di una simile ipotesi che, per come già detto in passato, alimenterebbe problematiche relative alla diversa fonte legittimante gli organismi de quo: il commissario regionale “nominato” da Roma e, dall’altra parte, i vari segretari provinciali, comunali e di circolo, “eletti” direttamente dal popolo degli iscritti.
Prendo atto, invece, che diversi esponenti del PD abbiano espresso l’esigenza e l’importanza di avviare subito la fase congressuale compreso il congresso regionale.
L’importanza dei congressi, di tutti i congressi, a cominciare da quello regionale assume, soprattutto in questa fase politica, un significato ancor più importante, poiché consentirà di fare finalmente chiarezza tra le diverse “sensibilità” del partito, permettendo al partito stesso di guardare con rinnovata fiducia alle future battaglie politiche che lo attendono.
I tempi degli accordi sottobanco, dei compromessi, devono rappresentare il passato. Ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità ed alla luce del sole portare avanti le proprie posizioni politiche, le proprie idee e proposte nella fase congressuale che deve aprirsi.
Ragionare in questi termini significa ragionare nell’esclusivo e preminente interesse del partito e non dei singoli che lo compongono.
Anche per questo, forse, più che compiacermi del fatto che diversi esponenti del PD tra i quali Oliverio, Villella, Scalzo, Gigliotti, Mancuso ed altri, siano concordi sull’opportunità di celebrare tutti i congressi in Calabria, mi preoccupa il silenzio di tanti altri i quali, all’indomani del commissariamento del partito, erano tra i primi a manifestare l’esigenza e l’opportunità di avviare quanto prima la fase congressuale.
Non vorrei, che detto silenzio sia sintomatico di un mutato orientamento, volto ad impedire il congresso regionale, anche perché si presterebbe all’inevitabile critica di voler subordinare un’esigenza, un interesse necessario del partito, a meri calcoli personalistici, magari rappresentati dalla possibilità di ottenere con più facilità una postazione utile nelle liste elettorali delle probabili elezioni politiche del 2012. E’ chiaro ai più, infatti, che il permanere della fase commissariale in vista delle politiche, renderebbe più semplice “garantirsi un posto al sole” in barba al principio di autodeterminazione del partito a livello regionale e, quindi, al corpo vivo e pulsante del PD rappresentato dai suoi iscritti e più in generale dai suoi elettori.
Più semplice per chi, più che attraverso i consensi nel partito, pensa di “garantirsi” attraverso i rapporti con referenti romani o presunti tali, in una logica di “caminetto” che rappresenterebbe l’ennesima mortificazione per coloro i quali in questo partito hanno creduto e continuano a crederci fortemente.
Mai più di adesso, l’impegno di tutti deve essere volto a scongiurare un simile scenario che farebbe perdere credibilità e fiducia nel nostro partito”.
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