Far west di ferragosto a Cirò Marina, in tre finiscono in carcere

in Cronacaprovincia di Crotone
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Si sono aperte le porte del carcere per tre persone del cirotano – un 49enne, D.A.S. le sue iniziali; un 54enne, D.A.F., ed un 24enne, C.D. – ritenute coinvolte in una sequenza di raid a colpi d’arma da fuoco che, nell’agosto di quattro anni fa, scossero la popolosa cittadina ionica crotonese, seminando il panico tra i residenti.

Le accuse contestate e le condanne

Il primo deve espiare una pena residua di oltre quattro anni e mezzo di reclusione per porto abusivo di armi in concorso, aggravato dal metodo mafioso, ed è stato fermato dai Carabinieri della Compagnia locale.

Nell’ambito dell’operazione, che si inserisce in un quadro più ampio di contrasto alla criminalità organizzata, gli altri due, raggiunti da provvedimenti definitivi, si sono costituiti rispettivamente presso le Case Circondariali di Cosenza e di Prato, dove dovranno scontare pene detentive di circa due e quattro anni e mezzo.

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La spaventosa escalation di violenza

Si chiude oggi, quindi, e definitivamente, il cerchio sulla spaventosa escalation di violenza che, nell’estate del 2022, aveva trasformato le strade di Cirò Marina in un vero e proprio scenario da far west.

Come ricordano gli investigatori tra il 13 ed il 14 agosto di quell’anno, la cittadina era stata scossa, infatti, da una sequenza di incursioni durante le quali furono esplose raffiche di proiettili con una pistola Luger 9mm e pesanti scariche di pallettoni calibro 12: obiettivo furono auto e facciate di abitazioni private.

Un’allarmante spregiudicatezza

Gli inquirenti ritengono che quegli episodi, caratterizzati da “una spregiudicatezza criminale allarmante”, non sarebbero stati solo dei “semplici” danneggiamenti ma una “plateale dimostrazione di forza militare in pieno centro abitato, un clima di guerriglia urbana scaturito da banali liti ma condotto con la ferocia e le modalità tipiche delle consorterie mafiose”.

La complessa indagine, avviata nell’immediatezza dai Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, avrebbe quindi permesso di sradicare quella che viene definita come una “pericolosa deriva di sangue e intimidazione” che aveva violato la sicurezza pubblica in quell’estate, garantendo oggi, con il definitivo trasferimento in carcere dei presunti responsabili, “il pieno ripristino dell’ordine e della legalità per l’intera comunità”.

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