I tentacoli degli Arena sui villaggi turistici tra appalti aggiustati e servizi imposti

in Cronacaprovincia di Crotone
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La guardiania imposta ad un villaggio turistico, in particolare al Seleno-Margheritissima, ad Isola Capo Rizzuto; l’amministratore della struttura costretto ad assumere persone “indicate”dal clan. E, poi, un’asfissiante influenza sulla gestione delle attività turistiche della zona, esercitata con l’estorsione, con l’obbligo di affidare servizi alle imprese anch’esse “segnalate”. È quanto sospetta la Dda di Catanzaro che stamani ha ottenuto dal Gip Fabiana Giacchetti un ordine di arresto per sette persone. Ma gli indagati sono in tutto dodici.

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Gli indagati

Le porte del carcere si sono quindi spalancate per Pasquale Arena (di 34 anni), Giuseppe Bruno (55), Domenico Muraca (74), Michele Nicoscia (46), Rosario Scerbo (58), Vincenzo “Cecé” Scerbo (63) e Carmine Antonio Timpa (75).

Gli altri cinque finito sotto la lente degli inquirenti sono invece Antonio Arena (43 anni), Giuseppe Arena (60); Giuseppe Friio (60); Antonio Scerbo (24) anni; e Carmine Scerbo (35).

Le accuse per loro, e a vario titolo, sono di estorsione, turbata libertà degli incanti, danneggiamenti con incendi: reati tutti aggravati dall’aver agito con modalità mafiose, in particolare per agevolare la cosca degli Arena, come noto egemone sul territorio isolitano.

Gli interessi

Tra i settori di interesse del clan, la manutenzione del verde condominiale e la gestione della spiaggia del Seleno, affidata ad aziende considerate riconducibili agli stessi Arena, ma anche gli appalti e le compravendite immobiliari.

Quanto a quest’ultime, la Dda ritiene che alcuni dei coinvolti nell’inchiesta abbiano truccato un’asta relativa alla vendita di unità abitative all’interno dello stesso villaggio.

L’asta pilotata

Gli inquirenti sostengono che due di loro, Carmine Antonio Timpa e Giuseppe Bruno, soci della società che stava realizzando le abitazioni nel complesso, la Igb Immobiliare, insieme ad altri componenti al gruppo, abbiamo minacciato i partecipanti a una procedura con lo scopo di tenere bassi i prezzi degli immobili.

Facendo conto su dei prestanome, inoltre, avrebbero poi partecipato all’asta costringendo però alcuni degli acquirenti a rinunciare agli appartamenti oppure a versare altro denaro per perfezionarne l’acquisto.

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