L’attuazione del Pnrr in Calabria restituisce l’immagine di un territorio che corre dal punto di vista procedurale ma fatica a trasformare le carte in cantieri e pagamenti concreti. Secondo gli ultimi dati esaminati dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti (basata su quanto estrapolato dalla piattaforma ReGiS ed aggiornato al 13 febbraio scorso) la nostra regione si attesta su una quota di progetti formalmente conclusi pari al 33,9%. Un dato che, seppur in crescita rispetto alle rilevazioni del passato, posiziona l’area nettamente al di sotto della media delle regioni del nord e distante dal traguardo ideale. A livello economico, il valore pro capite dei progetti rispetto alla popolazione residente è comunque elevato e tocca i 1.434 euro per cittadino, a dimostrazione della forte concentrazione di risorse destinate al territorio per colmare i divari storici.
Pnrr e Pnc, Corte dei Conti: progetti in linea con obiettivi, ma c’è rischio incompiute
Il freno della spesa
La vera nota dolente emersa dal referto dei magistrati contabili riguarda l’avanzamento finanziario effettivo delle opere. La Calabria registra la performance più bassa a livello nazionale sul fronte dell’incidenza dei pagamenti rispetto al costo totale dei progetti, fermandosi ad appena il 29%.
I ritardi più marcati continuano a concentrarsi soprattutto nelle delicate fasi iniziali di progettazione e affidamento dei bandi. Inoltre, sotto il profilo dei flussi monetari con lo Stato, emerge un’ulteriore anomalia gestionale: sul territorio calabrese residuano poco più di 71,6 milioni di euro di trasferimenti erogati dalle amministrazioni centrali a cui non corrispondono ancora pagamenti effettuati verso le ditte o i fornitori.

La sfida del territorio
L’analisi settoriale mostra una forte capillarità degli interventi ma con un taglio economico medio decisamente contenuto. Nel comparto dei servizi, ad esempio, la regione combina ben 5089 interventi a fronte di una spesa complessiva modesta, evidenziando un’estrema frammentazione dei fondi sul territorio.
A complicare il quadro generale si aggiunge la fragilità strutturale dell’area. La Calabria viene infatti indicata dalla Corte dei Conti come una delle quattro regioni italiane in assoluto più vulnerabili sul fronte del dissesto idrogeologico, una minaccia che richiede una messa a terra rapida ed efficace dei fondi prima della scadenza dell’imminente 30 giugno. Praticamente domani!

I numeri del grande piano
Entrando invece nel merito complessivo del Report, sotto la lente d’ingrandimento della magistratura contabile sono passati poco più di 122mila progetti relativi a 8382 enti locali, 21 Regioni e Province autonome e 200 enti del Servizio Sanitario Nazionale di tutta Italia.
Si parla di un valore complessivo di investimenti pari a circa 62,5 miliardi di euro, con finanziamenti europei che superano i 48,5 miliardi.
Nel Mezzogiorno si concentra il 43,5% di queste risorse, confermando l’obiettivo di riequilibrio previsto dal Piano, anche se per il comparto sanitario la quota al sud scende al 37,5%.

Le due velocità di marcia
Il documento evidenzia una forte tensione tra la logica europea del Piano, fondata sul conseguimento di scadenze fisse, e la concreta realizzazione degli investimenti nei singoli territori.
Da un lato, infatti, l’Italia ha conseguito risultati significativi a livello centrale, ottenendo dalla Commissione Europea il trasferimento di 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79% della dotazione complessiva, a fronte di 366 traguardi considerati raggiunti su 575.
Dall’altro lato, però, l’avanzamento burocratico dei progetti nei comuni e nelle regioni non si traduce sempre in un reale avanzamento finanziario e materiale delle opere.
Alla data del 13 febbraio risultano conclusi 51.390 progetti, mentre i 70.702 ancora in corso assorbono quasi 44,9 miliardi di finanziamenti, a fronte di appena 3,7 miliardi riferiti alle opere già ultimate.

Le distanze geografiche
Se alcune aree del paese registrano ottime percentuali di cantieri completati, come la Valle d’Aosta al 65% o la Lombardia al 57%, nel centro e nel sud i valori crollano drasticamente. La Sicilia è fanalino di coda con il 22,4% di progetti ultimati, seguita dalla Puglia al 29,6% e, ahinoi, dalla Calabria al 33,9%.
Anche dal punto di vista finanziario, nonostante i segnali di accelerazione, il livello complessivo dei pagamenti è inferiore alla metà del valore totale degli interventi.
Un fattore che richiama prepotentemente l’attenzione sulla reale capacità delle amministrazioni di completare gli investimenti entro il termine del 30 giugno.
Al Centro-Nord l’incidenza dei pagamenti è più elevata, con il Veneto al 54,5%, mentre nel Mezzogiorno la spesa è più contenuta, tanto che in Calabria si ferma al 29% e in Campania al 30,7%.

I nodi della sanità
Il divario si amplia anche nei flussi di cassa, poiché a fronte di un aumento dei trasferimenti statali verso gli enti territoriali, i pagamenti effettivi faticano a decollare.
Il report di quest’anno approfondisce con focus specifici i settori delle opere pubbliche, del dissesto idrogeologico, del ciclo dei rifiuti, della rigenerazione urbana e della sanità.
Proprio in campo sanitario si analizzano le criticità maggiori, legate soprattutto agli investimenti per l’assistenza territoriale, l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione.
I ritardi attuativi e i divari geografici colpiscono ancora una volta il sud. Le crescenti anticipazioni finanziarie richieste agli enti locali e i pagamenti ancora a metà impongono estrema cautela sulla reale possibilità di tagliare il traguardo in tempo.
Un quadro più globale sul Paese arriverà a breve con il prossimo referto semestrale delle Sezioni riunite.




























