E’ stato fissato per il prossimo 20 marzo l’avvio dell’udienza preliminare a carico dei sette indagati coinvolti nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro relativa alla sottoscrizione di contratti derivati (Swap) da parte della Regione Calabria con la Banca Nomura, negli anni dal 2004 al 2006. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata a fine ottobre – in cui compariva anche la richiesta di archiviazione per un ottavo indagato -, la parola passa ora al giudice dell’udienza preliminare, Assunta Maiore, che deciderà se e chi mandare sotto processo, o degli eventuali riti alternativi che gli indagati potranno chiedere.
Intanto, però, si è registrato un ulteriore importante effetto da quando la magistratura catanzarese ha avviato il proprio lungo e paziente lavoro investigativo in merito alla presunta maxi truffa ai danni della Regione Calabria, dal momento che è proprio di questi giorni la registrazione del provvedimento regionale con il quale l’Ente ha approvato la proposta di transazione avanzata dal legale della Nomura che prevede, fra l’altro, un versamento di 24 milioni di euro in favore della Regione Calabria, che dal canto suo si impegna “a non costituirsi parte civile nei confronti di Nomura International PLC e di Nomura Global Financial Products Inc (cosi’ come nei confronti delle loro affiliate e nei confronti degli amministratori, funzionari, dirigenti, dipendenti, rappresentanti, e consulenti passati e presenti delle stesse e delle loro affiliate) nell’ambito del procedimento penale chiamato per l’udienza preliminare del 20 marzo 2014? e, comunque, di qualsiasi procedimento penale nascente da o relativo alla negoziazione, stipulazione ed esecuzione dei contratti stipulati dalla Regione con Nomura? e di non opporsi a richieste di proscioglimento o archiviazione che dovessero essere avanzate?”.
Gli indagati per i quali i pm titolari dell’inchiesta, i sostituti procuratori Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio, hanno chiesto il processo sono l’ex consulente della Regione Calabria, Massimiliano Napolitano, rappresentante della “Consulenti srl”; un ex dirigente dell’Ente, la moglie e inoltre tre funzionari dell’Istituto di credito giapponese, Arturo De Visdomini, Andrea Giordani, Alessandro Attolico, nonchè la “Nomura Global Financial Products Inc.” in persona del legale rappresentante pro tempore.
Le accuse contestate, a vario titolo, sono la truffa aggravata in danno della Regione Calabria, la frode in pubbliche forniture e la falsità ideologica. L’inchiesta in questione è stata condotta dalla Guardia di finanza dalle cui investigazioni sarebbe emerso che la Banca Nomura avrebbe sborsato due milioni e mezzo di euro in favore di Napolitano per “comprare” la sua consulenza, in modo che egli inducesse la Regione a sottoscrivere i contratti derivati, e che i soldi sarebbero giunti a quest’ultimo attraverso una complessa movimentazione avvenuta grazie a società estere e conti correnti cifrati, che gli investigatori hanno identificato ricostruendo passo passo gli spostamenti del denaro.
Napolitano, rappresentante della società di intermediazione Consulenti srl, nominato dal dirigente dell’ente consulente della Regione Calabria con decreto del 30 settembre 2004, è stato arrestato l’11 dicembre del 2011 dai militari delle Fiamme gialle, che eseguirono anche il sequestro preventivo di circa due milioni e mezzo di euro, di cui 1,8 su un conto corrente di Nomura, banca giapponese iscritta nel registro degli indagati per violazione del Decreto legislativo 231 del 2001, la legge che estende alle società la responsabilità per il reato di truffa a danno di enti pubblici.
La Procura di Catanzaro aveva allora acquisito da alcuni mesi l’inchiesta per competenza territoriale, a seguito dell’apertura di un fascicolo da parte di Alfredo Robledo, il procuratore aggiunto di Milano, che con le sue indagini sui derivati degli enti territoriali ha fatto da apripista per molti altri Uffici. La vicenda, secondo quanto reso noto all’epoca dell’arresto di Napolitano, riguarda una serie di tre operazioni in derivati (swap) relative a un prestito obbligazionario sottoscritto dalla Regione Calabria per un importo pari a circa 325 milioni di euro. Secondo un comunicato emesso in quell’occasione dal Comando provinciale di Milano delle Fiamme Gialle l’istituto giapponese avrebbe “ottenuto con modalità fraudolente, profitti illeciti per circa 25 milioni di euro, parte dei quali (circa 2,5 milioni) sono stati veicolati in favore del consulente finanziario tratto in arresto”. (AGI)




























