Si è conclusa a Torre di Ruggiero, nelle Serre Calabresi, l’intensa stagione delle feste mariane di settembre. Presso il Santuario della Madonna delle Grazie, spesso definito la “piccola Lourdes della Calabria”, si è tenuto un incontro promosso dall’avvocato e nota opinionista culturale calabrese, Eliana Carbone, che ha dialogato con il sindaco Vito Bruno Roti e il rettore del Santuario, Don Orazio Galati.
Le radici antiche e la storia di un luogo sacro
L’avvocato Eliana Carbone ha aperto l’evento sottolineando la necessità di riportare l’attenzione su luoghi di culto con radici antiche, in cui la storia si intreccia con tradizioni locali e ricostruzioni successive. Il Santuario, noto per le apparizioni della Vergine e una sorgente miracolosa, affonda le sue origini in una preesistente dacia basiliana di epoca medievale, fondata dai monaci basiliani, i cui resti archeologici si trovano nelle vicinanze.
Il Santuario: fulcro dell’identità Torrese
Il sindaco di Torre di Ruggiero, dottor Vito Bruno Roti, ha evidenziato come il Santuario della Madonna delle Grazie sia molto più di un luogo di culto per la comunità torrese: “è il fulcro della loro identità collettiva, un punto di riferimento spirituale, storico, culturale che ha accompagnato nei decenni tantissimi cittadini torresi“. Ogni pietra del Santuario, ha aggiunto, “racconta una storia di fede, di devozione, di appartenenza“. Queste radici rivivono in modo particolare tra il 6 e il 9 settembre, quando l’intera comunità e numerosi fedeli esterni si stringono intorno alla Vergine Santissima.
Il Sindaco ha proseguito spiegando perché il paese è conosciuto come la “piccola Lourdes della Calabria”: “Torre si riempie di voci, volti, emozioni, gente che arriva da ogni parte della Calabria d anche fuori Regione per inginocchiarsi ai piedi della Vergine Maria Santissima per dire grazie, per affidarsi ed anche per trovare speranza“. E, a suo avviso, questo non è dovuto solo al Santuario o ai miracoli, ma all’ “atmosfera di spiritualità autentica e di silenzio che parla al cuore e di fede che si percepisce nei volti degli anziani ma anche in quelli dei più giovani, che sono i veri custodi di questa devozione“.
I segni della misericordia e la speranza
Don Orazio Galati, rettore del Santuario, ha preso la parola invitando a vivere l’importanza del luogo sia a livello personale che di fede. Ha ricordato che questo è l’anno del Giubileo, un momento in cui “ancor di più la speranza avvolge tutta la storia di questo Santuario“. A tal proposito, ha citato San Paolo: “La Speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori“.
Don Orazio Galati ha poi ripercorso la storia del luogo sacro. Il primo segno risale al 1677, quando la Madonna apparve a due ragazzine di Torre di Ruggiero, Isabella Cristello e Antonina De Luca, chiedendo che in quel luogo “vengano popoli vicini e lontani a venerarla“. Il secondo segno è del 1858, quando Francesco Arone detto Maccaferro, zappando una vigna, fece sgorgare una bolla d’acqua miracolosa e, toccandosi con essa, guarì da una grave artrosi. L’associazione con Lourdes deriva dal fatto che l’episodio di Torre di Ruggiero, anch’esso legato al segno dell’acqua, avvenne pochi mesi dopo l’apparizione della Madonna a Bernadette.
Tra distruzione e ricostruzione
L’avvocato Eliana Carbone ha concluso l’incontro ricordando un altro importante evento storico legato al Santuario. Nel 1783, un grande terremoto sconvolse la Calabria e la prima chiesetta, voluta dal Conte Ruggiero d’Altavilla come voto a Santa Maria delle Grazie prima di combattere i Saraceni in Sicilia, fu completamente distrutta. Ricostruita a grande richiesta del popolo nel 1858, vide l’arrivo della nuova statua della Madonna il 30 giugno 1861, dono del Re Vittorio Emanuele II, nella casa che “Ella aveva scelto dove espandere i segni della sua misericordia“.






























