Una storica battaglia legale si è conclusa nei giorni scorsi con la vittoria schiacciante dei lavoratori della sanità. La Segreteria Territoriale del Nursind di Reggio Calabria ha espresso enorme soddisfazione per le ordinanze (le numero 13728 del 2026 e 14249 del 2026) emesse dalla Corte di Cassazione con cui il Giudice di legittimità ha rigettato in modo definitivo gli appelli presentati dal Grande Ospedale Metropolitano, chiudendo un iter iniziato nel 2018. In quell’anno alcuni infermieri avevano deciso di fare ricorso per denunciare il sistematico demansionamento subito durante i turni in corsia. Dopo un primo rigetto da parte del tribunale reggino, la Corte d’Appello del capoluogo aveva ribaltato il giudizio, riconoscendo a 18 infermieri un ristoro economico complessivo di circa 600mila euro.

I principi degli Ermellini
La decisione della Corte Suprema assume una rilevanza che va ben oltre il singolo risarcimento economico. Grazie al lavoro dell’avvocato Domenico de Angelis, il sindacato è riuscito a scardinare un orientamento che sembrava consolidato.
I giudici hanno chiarito che assegnare compiti inferiori, tipici dell’operatore socio sanitario, è legittimo solo se risponde a esigenze organizzative eccezionali e temporanee.
La Cassazione ha testualmente affermato “che la richiesta di svolgimento di mansioni inferiori per essere legittima deve rispondere ad un’esigenza organizzativa, operativa o di sicurezza concreta e non dunque a scelte estemporanee o a pretese di lavoro di livello inferiore pur in presenza di disponibilità del personale della categoria pertinente”.
Non è quindi ammesso un utilizzo programmato e strutturale dei professionisti in mansioni di livello più basso.

Il valore della professione
La violazione subita dai lavoratori ha una natura prettamente qualitativa e non quantitativa. Secondo i magistrati “il ricorso sistematico e non marginale alle mansioni inferiori viola infatti in sé, sul piano qualitativo, che è quello che rileva, il diritto del lavoratore al rispetto della propria professionalità e ciò anche se sia rispettato il parametro di prevalenza nello svolgimento delle attività proprie dell’inquadramento”.
Per configurare il demansionamento basta che il personale venga adibito regolarmente all’assistenza di base e alla cura materiale del paziente, occupandosi di igiene personale, alimentazione e mobilizzazione.
Questo principio si applica anche se gli infermieri continuano a svolgere per la maggior parte del tempo le funzioni complesse e tipiche della propria qualifica professionale.

La voce del sindacato
I rappresentanti dei lavoratori hanno accolto la notizia con toni trionfali. Il segretario aziendale Michele Nucera ha commentato convinto che “questa sentenza mette un punto definitivo sulla questione e chiarisce ancora una volta che l’infermiere non deve assolutamente sostituirsi ad altre figure professionali per colmare gravi carenze di personale ausiliario”, assicurando una vigilanza ferrea per il futuro.
Anche il segretario territoriale e regionale Vincenzo Marrari ha voluto esprimere profonda gratitudine al legale e ai colleghi del direttivo che si sono occupati della complessa raccolta documentale.
Marrari ha infine ricordato che molte altre cause simili sono ancora in corso e nuove azioni legali verranno presto avviate sia contro il Grande Ospedale Metropolitano sia contro l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria.




























