Ira festival: a Soverato una full immersion nelle arti performative

in Attualitàprovincia di Catanzaro
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Le arti performative contemporanee hanno trovato una loro casa temporanea sulla costa ionica calabrese. Dal diciotto giugno, la cittadina di Soverato si è trasformata nel centro nevralgico della sperimentazione artistica nazionale e internazionale con il debutto della seconda edizione di Ira festival. Il progetto culturale, ideato e co-diretto da Settimio Pisano e Pietro Monteverdi, ha scelto sin dalle battute iniziali di imperniare la propria narrazione sulla centralità delle relazioni umane e comunitarie.

Durante l’apertura della manifestazione, Pietro Monteverdi ha voluto evidenziare la ricchezza insita nei processi creativi di dimensioni ridotte, sottolineando che la bellezza e l’umanità risiedono spesso nelle piccole cose, espressione che ha trovato un riscontro immediato nel pensiero del collega Settimio Pisano, il quale ha descritto il festival come uno spazio aperto all’incontro, all’ascolto e allo scambio tra immaginari e sensibilità differenti.

(Foto: Angelo Maggio)

Tra danza e riflessioni di genere

La serata di apertura ha visto un’ampia partecipazione di pubblico sia sul palcoscenico del teatro sul mare sia all’interno del teatro comunale. Le prime performance hanno spaziato dalle suggestioni poetiche tra circo e acrobatica dello spettacolo Fortuna, firmato da Piergiorgio Milano, fino all’intensità fisica di Amazzoni, lavoro della coreografa Silvia Gribaudi incentrato sulla libertà del corpo femminile e sull’idea di comunità.

La stessa artista ha poi rimarcato l’importanza del festival come incubatore di relazioni costruttive capaci di rigenerare le visioni degli autori.

La seconda giornata ha poi assunto una dimensione più laboratoriale con gli incontri di approfondimento e l’apertura delle residenze d’artista al pubblico, mettendo in scena le opere di Matteo Sedda, Gianmaria Borzillo, Giorgia Lolli e il debutto nazionale del coreografo franco-canadese Benjamin Kahn, seguito dalla performance intitolata Diluvio di Nicola Galli.

Esperienze immersive e performance 

La giornata di sabato venti giugno introduce nel cartellone alcune tra le esperienze più radicali della manifestazione, tra cui spicca Stanza, opera di Gaetano Palermo e Michele Petrosino allestita nelle camere dell’hotel San Domenico.

Si tratta di una performance individuale in cui un solo spettatore alla volta condivide uno spazio intimo con un performer sospeso tra il sonno e la veglia. Accanto a questo esperimento sensoriale, il pubblico ha la possibilità di visionare le ricerche di Parini Secondo, Davide Tagliavini e Silvia Viviani, prima che la serata prosegua con gli spettacoli di Jacopo Jenna e con la prima nazionale dello sloveno Luka Piletič, focalizzata sui meccanismi del controllo del corpo contemporaneo.

(Foto: Angelo Maggio)

La chiusura e il legame con il territorio

La giornata conclusiva di domenica ventiuno giugno manterrà intatta la spinta verso la ricerca di nuovi linguaggi performativi. Il programma prevede infatti le presentazioni dei processi creativi di María Catalina Jorquera, del collettivo Casagrande/Giorgini e di Virginia Spallarossa.

In serata si terranno poi l’evento speciale di Giovanfrancesco Giannini, ispirato all’universo musicale dell’artista Nico, e la chiusura ufficiale affidata alla prima europea del regista argentino Juan Pablo Galimberti.

Attraverso questo fitto calendario di scambi culturali, Ira festival dimostra di non essere una semplice rassegna di spettacoli, ma una vera e propria comunità temporanea che cresce mantenendo un legame saldo con il territorio della Calabria e con i cittadini che lo abitano.

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