La prima edizione di Ira, il Festival delle arti performative, si è conclusa a Soverato con numeri straordinari: 32 spettacoli, 60 artisti, 19 compagnie e 35 operatori culturali da tutto il mondo. L’evento ha trasformato la città calabrese in una capitale della performance internazionale, creando un ecosistema artistico visionario e comunitario. Molti degli artisti hanno partecipato a residenze artistiche, studiando il territorio calabrese per tradurne gli aspetti culturali e le tradizioni in nuovi linguaggi performativi.
Quando l’arte incontra il territorio
L’evento è stato un’occasione unica per la fusione tra la sperimentazione artistica e la scoperta del territorio. La danzatrice e coreografa Dalila Belaza, di origine algerina, ha trovato in Calabria l’ispirazione per un nuovo processo creativo che presenterà nel 2026, concentrandosi sulle danze popolari in cerchio, come la “rota” scoperta a Conflenti.
Anche Némo Flouret ha trascorso un mese in Calabria per il suo progetto “Derniers Feux“, un’indagine sulle emozioni legate ai fuochi d’artificio, traendo spunto dalle processioni religiose popolari.
Francesco Marilungo, con la sua prima nazionale “Cani Lunari”, ha invece esplorato l’immaginario femminile arcaico e i saperi magici delle “Magare”, riproducendo antichi canti e danze circolari. L’artista Ant Hampton ha instaurato un rapporto così profondo con la comunità locale che ha concluso il festival con una performance onirica, animata da cavalli, auto d’epoca e un coro popolare.
Performance uniche in luoghi non convenzionali
Le performance si sono svolte in luoghi inusuali, creando un’esperienza coinvolgente per il pubblico. Il “viaggio psichedelico” di Baptiste Cazaux in “That’s Twisted” è stato ospitato nelle palestre all’aperto dell’Istituto Salesiano Don Bosco, mentre Roberta Racis si è esibita in un dialogo corporeo con la sua frusta. Il progetto “Frankenstein (History of Hate)” di Motus ha tradotto l’odio e il rifiuto in un linguaggio teatrale che riflette sulle migrazioni, simboleggiando i corpi che “dolorosamente, annegano nei nostri mari”.
A facilitare il dialogo e la collaborazione tra artisti e professionisti sono stati gli innovativi “Pitch & drink”, talk-aperitivi informali moderati da Gaia Clotilde Chernetich, pensati per esplorare processi creativi e produttivi.
Un progetto per il futuro
Per gli ideatori del festival, Settimio Pisano e Pietro Monteverdi, l’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: non creare un semplice festival, ma far germinare una community unita da valori, interessi e produzioni condivise.
“Ira è un progetto per portare un po’ di mondo ed Europa in Calabria e viceversa”, ha affermato Settimio Pisano, sottolineando l’importanza di promuovere la professionalità italiana all’estero e di contaminare i luoghi locali. “Credo inoltre che il pubblico abbia percepito e apprezzato la sensazione di essere parte attiva di un processo, di un laboratorio”, ha aggiunto, evidenziando il successo dell’iniziativa nel coinvolgere attivamente la comunità.




























