La brama dei Loielo di tornare in sella: luce su oltre 20anni di sangue

in Cronacaprovincia di Vibo Valentia
play-sharp-fill
00:00 00:00

Le dinamiche, feroci, della cosiddetta Locale dell’Ariola svelate grazie alle intercettazioni e alle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Una ricostruzione dettagliata della sanguinosa guerra tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele. I fari accesi sull’omicidio di Antonino Zupo, affiliato agli Emanuele ed ammazzato nel lontano 22 settembre del 2012; e, poi, sul tentato omicidio di Domenico Tassone, avvenuto appena un mese dopo e che costò la vita al giovane Filippo Ceravolo, un ragazzo di appena 19 anni del tutto estraneo ai contesti criminali.

Agguato nel vibonese, un morto ed un ferito

La faida dei boschi

È quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, che stamani ha consentito ai carabinieri di partire da Vibo Valentia ed arrivare fino a Torino, passando però per Sassari, Teramo e Viterbo, chiudendo il cerchio attorno a 15 persone (cinque tra l’altro già detenute) – arrestate con le accuse, a vario titolo, di omicidio, estorsione e associazione mafiosa – ed infliggendo un colpo durissimo a un sistema che, tra Sorianello e le aree limitrofe, avrebbe cercato di imporre la propria legge con la violenza e il ricatto.

Maxi operazione contro la ‘ndrangheta: 15 arresti

L’ipotesi investigativa

L’ipotesi è che, dietro a tutto questo sangue sparto sul terreno, vi sarebbe stato il tentativo dei Loielo di riprendersi il controllo delle Preserre vibonesi.

Dopo l’assassinio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo, avvenuto nel 2002, il comando era passato infatti nelle mani della famiglia Emanuele.

Per scardinare questa egemonia, il gruppo rivale avrebbe pianificato agguati e intimidazioni, tra cui due falliti tentativi di uccidere lo stesso Antonino Zupo prima del suo definitivo assassinio.

Le estorsioni alle imprese

Non solo sangue, però. Anche affari: le indagini hanno svelato estorsioni ai danni di imprenditori locali, costretti a versare decine di migliaia di euro o quote mensili per poter lavorare sul territorio.

Tra questi uno costretto a corrispondere ai Loielo, ad esempio, 20 mila euro, più altre quote mensili non precisate; o una azienda edile estorta da tre affiliati agli Emanuele mentre realizzava delle opere pubbliche a Sorianello.

L’arsenale e le perquisizioni

La potenza di fuoco dei clan è emersa chiaramente durante i sequestri effettuati dai Carabinieri. Nel corso delle indagini sono state rinvenute armi micidiali, tra cui cinque pistole e sette fucili, compreso un temibile Ak 47 Kalashnikov, simbolo della capacità militare di queste organizzazioni.

Oltre agli arresti, disposte perquisizioni locali e personali nei confronti di altri soggetti ritenuti vicini alla struttura di ‘ndrangheta.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.