La scuola dei classici: si chiude a Mendicino il viaggio dantesco tra teatro e territorio

in Tempo liberoprovincia di Cosenza
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Si è conclusa con la forza immortale della parola di Dante Alighieri la diciottesima edizione de La scuola dei classici, la rassegna promossa dalla compagnia Porta Cenere con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro, il patrocinio del Comune di Mendicino e il cofinanziamento della Regione Calabria. Nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro Catalano di Mendicino, con “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, l’attore Giorgio Colangeli ha attraversato i primi sei canti del Purgatorio con una potenza interpretativa straordinaria. Accanto a lui, la chitarra di Tommaso Cuneo ha costruito un dialogo sonoro inquieto e contemporaneo, sospeso tra musica classica, blues e jazz.

La voce della natura

Sin dall’inaugurazione dell’11 maggio, il festival ha chiarito la propria vocazione civile e culturale. Con lo spettacolo “Il giudizio” di Onur Uysal, il teatro d’ombre si è trasformato in una profonda riflessione ecologica di grande attualità, in cui gli animali processavano gli esseri umani.

Nella stessa giornata, il laboratorio “Karagöz e le Meravigliose Ombre Turche”, realizzato da Astragali Teatro ed Eufonia Ets, ha mostrato come le tradizioni popolari possano diventare strumenti di dialogo tra culture diverse, trasformando il teatro in uno spazio d’incontro.

Spazio alle generazioni

Una delle cifre più riconoscibili della kermesse è stata l’attenzione dedicata alle nuove generazioni di spettatori. Lo spettacolo “Le avventure di Giovannino”, interpretato da Elisa Ianni Palarchio e liberamente ispirato alla fiaba di Italo Calvino, ha visto i bambini diventare coautori della narrazione teatrale.

Questa vocazione pedagogica ha caratterizzato anche “Bianchi, Rossi, Gialli e Neri”, dove Paolo Capodacqua ha portato in scena l’eredità di Gianni Rodari, e la pièce “Le avventure di un pulcino nel cosmo”, una produzione di Officine Jonike Arti con drammaturgia di Maria Milasi e interpretazione di Kristina Mravcova..

I miti contemporanei

I grandi classici sono tornati al centro del dibattito contemporaneo grazie alla messa in scena delle “Troiane” di Euripide, diretta da Nat Filice con gli allievi della Drama School di Cosenza, dove le donne di Troia sono diventate simboli universali delle vittime di ogni guerra.

Lo stesso percorso di rilettura ha animato “Antigone – Il sogno della farfalla” di Donatella Venuti, con le interpretazioni di Maria Milasi e Americo Melchionda a Palazzo Campagna.

Di grande impatto anche l’esibizione di Debora Caprioglio in “Non fui gentile, fui Gentileschi”, un monologo intenso contro la violenza sulle donne.

La cultura diffusa

La rassegna ha saputo superare i confini tradizionali del palcoscenico per riscoprire le bellezze paesaggistiche del territorio, come la salita escursionistica verso Monte Cocuzzo. Il trekking curato dalla guida Francesco La Carbonara si è unito all’osservazione astronomica guidata da Carmelo Primiceri.

Il festival è poi proseguito con “Il grande viaggio – Il suono e la parola”, scritto e interpretato da Pippo Franco, e con l’impegno civile dello spettacolo “Il potere di un no”, scritto da Ludovica Costantini e interpretato da Paola Quattrini per ricordare la coraggiosa vicenda di Franca Viola.

Le performance sono state infine arricchite dalle installazioni di video mapping curate da Gianpaolo Palumbo, Alessandro Leale e Valerio Filice.

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