All’età di 81 anni è deceduto presso l’ospedale San Paolo di Milano, dove si trovava ricoverato a causa di un tumore, Domenico “Micu” Papalia, ritenuto il papa della ‘ndrangheta in Lombardia. Originario di Platì, è stato considerato per decenni, insieme ai fratelli Rocco e Antonio, una delle figure di vertice della criminalità organizzata calabrese trapiantata al Nord, in particolare nel territorio di Buccinasco. La sua scomparsa arriva a poche settimane dalla scarcerazione, avvenuta nello scorso mese di luglio a causa delle gravi condizioni di salute, dopo quasi mezzo secolo trascorso ininterrottamente dietro le sbarre.
Morto il boss Domenico Papalia, era storico esponente della ‘ndrangheta del Nord
La vicenda giudiziaria
Le porte del carcere si aprirono per lui nel 1976 in seguito alla condanna per l’omicidio, a Roma, del boss Antonio D’Agostino. Nonostante nel 2017 sia arrivata l’assoluzione con formula piena da parte del Tribunale di Perugia per quell’episodio, la detenzione è proseguita a causa di altre pesanti condanne.
L’excursus criminale
Tra queste figuravano l’omicidio dell’avvocato Pietro Labate, avvenuto nel 1983 nel capoluogo lombardo, e il ruolo di mandante nell’assassinio dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso nel 1990 a Carpiano. Papalia, che si è sempre professato innocente, è diventato così l’ergastolano più longevo d’Italia.
La svolta è giunta a luglio con il via libera alla scarcerazione da parte del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, al termine di una lunga battaglia legale che ha visto il detenuto intraprendere negli anni anche un percorso di studi e di giustizia riparativa.































