Non si terranno oggi e domani, come inizialmente stabilito, ma il 27 aprile ed il 2 maggio, gli interrogatori di 18 dei 47 indagati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro relativa a presunti gravi illeciti commessi nell’assegnazione di appalti da parte del Comune del capoluogo, nei quali sarebbe riuscita ad entrare la criminalita’ organizzata. Richieste di differimento avanzate dai difensori di alcuni indagati hanno fatto slittare alla prossima settimana le comparizioni davanti al pubblico ministero titolare del caso, Gerardo Dominijanni. Prima fra tutte quella, prevista per oggi, di uno degli “indagati eccellenti” dell’inchiesta, il vice prefetto Sebastiano Cento – difeso dall’avvocato Vincenzo Ioppoli – sul quale gravano le ipotesi d’accusa di abuso d’ufficio, corruzione e rivelazione di segreto istruttorio, tutte con l’aggravante della “mafiosita’” per aver commesso i fatti “al fine – sostiene la Procura della Repubblica – di agevolare l’attivita’ del sodalizio di ‘ndrangheta contestato”. Si tratterebbe, se condole ipotesi d’accusa, di un gruppo composto da “referenti della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto”, “personaggi riconducibili agli Scerbo ed ai Mannolo di San Leonardo di Cutro”, nonche’ i “massimi vertici della cosca reggina dei Mazzagatti-Rustico-Polimeni”, con “l’affrancazione/affiliazione del cosiddetto Gruppo Lobello”. Con quest’ultimo il pm fa riferimento all’impresa dei fratelli Antonio Lobello, di 62 anni, Daniele Lobello, 37, Giuseppe Lobello, 41, che sarebbe stata “eletta ad impresa di riferimento dal sodalizio di ‘ndrangheta”, deciso ad acquisire il controllo sulle attivita’ economiche di Catanzaro e Simeri Crichi, che avrebbe oltre tutto condizionato la “consultazione elettorale relativa al rinnovo dell’Amministrazione comunale di Catanzaro del mese di aprile/giugno 2006” con lo scambio di voti con l’appoggio nel settore degli appalti grazie alla “risoluzione di problematiche tecnico-burocratiche”. Proprio la ditta Lobello ed i lavori che ha svolto per il rifacimento del corso Mazzini, a Catanzaro, sono al centro delle contestazioni mosse al vice prefetto Cento, accusato di aver illecitamente rilasciato all’impresa la certificazione antimafia che gli era stata sospesa. Le indagini, avviate nel 2007 ed affidate alla Squadra mobile ed alla Digos di Catanzaro, hanno coinvolto 47 persone, tra le quali anche dipendenti del Comune di Catanzaro ed un avvocato, ma al momento solo i nomi di 18 di loro sono noti. I restanti indagati sono ancora coperti da “omissis”, e non sono stati invitati a comparire dinnanzi al pm. Le accuse complessivamente ipotizzate vanno dall’associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, al falso, truffa, turbata liberta’ degli incanti, abuso d’ufficio, corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento.
‘Ndrangheta. Appalti comune Catanzaro, rinviati interrogatori
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