‘Ndrangheta: inchiesta appalti Catanzaro, slittano interrogatori

in Cronacaprovincia di Catanzaro
00:00 00:00

E’ slittato per la seconda volta l’interrogatorio del vice prefetto di Catanzaro Sebastiano Cento, coinvolto nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro relativa a presunti illeciti connessi all’assegnazione di appalti da parte del Comune del capoluogo, nei quali sarebbe riuscita ad entrare la criminalita’ organizzata. L’interrogatorio del vice prefetto, ma anche di altri indagati, avrebbe dovuto tenersi oggi, ma un impedimento del pubblico ministero titolare del caso, Gerardo Dominijanni, ha reso necessario un rinvio all’11 maggio. Su Cento, difeso dall’avvocato Vincenzo Ioppoli, gravano le ipotesi d’accusa di abuso d’ufficio, corruzione e rivelazione di segreto istruttorio, tutte con l’aggravante della “mafiosita’” per aver commesso i fatti “al fine – sostiene la Procura della Repubblica – di agevolare l’attivita’ del sodalizio di ‘ndrangheta contestato”. Si tratterebbe, sempre stando alle ipotesi d’accusa, di un gruppo composto da “referenti della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto”, “personaggi riconducibili agli Scerbo ed ai Mannolo di San Leonardo di Cutro”, nonche’ i “massimi vertici della cosca reggina dei Mazzagatti-Rustico-Polimeni”, con “l’affrancazione/affiliazione del cosiddetto Gruppo Lobello”. Con quest’ultimo il pm fa riferimento all’impresa dei fratelli Antonio Lobello, di 62 anni, Daniele Lobello, 37, Giuseppe Lobello, 41, che sarebbe stata “eletta ad impresa di riferimento dal sodalizio di ‘ndrangheta”, deciso ad acquisire il controllo sulle attivita’ economiche di Catanzaro e Simeri Crichi, che avrebbe oltre tutto condizionato la “consultazione elettorale relativa al rinnovo dell’Amministrazione comunale di Catanzaro del mese di aprile/giugno 2006” con lo scambio di voti con l’appoggio nel settore degli appalti grazie alla “risoluzione di problematiche tecnico-burocratiche”. Proprio la ditta Lobello ed i lavori da essa svolti per il rifacimento del corso Mazzini, a Catanzaro, sono al centro delle contestazioni mosse al vice prefetto Cento, accusato di aver illecitamente rilasciato all’impresa la certificazione antimafia che gli era stata sospesa. Le indagini, avviate nel 2007 ed affidate alla Squadra mobile ed alla Digos di Catanzaro, hanno coinvolto 47 persone (tra le quali anche dipendenti del Comune di Catanzaro ed un avvocato) ma al momento solo i nomi di 18 di loro sono noti. Gli altri indagati sono ancora coperti da “omissis”, e non sono stati invitati a comparire dinnanzi al pm. Le accuse complessivamente ipotizzate vanno dall’associazione mafiosa al concorso esterno in associazione mafiosa, al falso, truffa, turbata liberta’ degli incanti, abuso d’ufficio, corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento. Di tutte le persone invitate a comparire un solo indagato e’ stato sentito fino ad ora dal pubblico ministero. Si tratta di Vincenzo Belmonte, 63enne dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Catanzaro e responsabile unico del procedimento di appalto dei lavori su corso Mazzini – difeso da Vincenzo Ioppoli – che, interrogato il 27 aprile, ha lungamente risposto respingendo puntualmente ogni accusa e professandosi completamente estraneo alla lunga serie di contestazioni che gli vengono mosse.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.