Le parole rivolte al Papa non rappresentano soltanto un attacco personale, ma riflettono un più ampio impoverimento del linguaggio pubblico e, ancor più in profondità, una crescente insofferenza verso ogni voce morale libera.
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Lo ha dichiarato all’ANSA Francesco Savino, vicepresidente della CEI e vescovo della diocesi di Cassano, commentando le recenti critiche rivolte al Pontefice da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
«Quando il successore di Pietro richiama il mondo ai valori della pace, del dialogo e della dignità umana – ha affermato – non entra in una contesa politica, ma adempie al proprio dovere evangelico. Proprio per questo ogni tentativo di delegittimarlo o intimidirlo appare grave e preoccupante».
Secondo Savino, in un contesto segnato dalla tentazione del ricorso alla forza, la parola del Papa resta «disarmata ma necessaria», perché richiama i potenti a riconoscere che il limite non è un ostacolo, bensì una condizione essenziale della civiltà.
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Il vicepresidente della CEI ha quindi ribadito che «la pace non è un cedimento» e che il messaggio evangelico non può essere piegato alle logiche della sopraffazione. Il Papa, ha sottolineato, non deve adeguarsi al potere, ma continuare a parlare con franchezza, soprattutto in un tempo in cui il rischio è quello di considerare la guerra una consuetudine della storia.
«Forse è proprio questo a inquietare – ha concluso Savino –: l’esistenza di una voce libera, capace di affermare senza calcoli che nessun potere è assoluto e che nessuna guerra potrà mai avere l’ultima parola».






























